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Plantasia, il parco voluto da Elisa si farà

Plantasia è il nuovo progetto di Elisa per Milano: un Parco Sonoro nell’ex cava di via Quarenghi, tra musica, natura, giovani e rigenerazione urbana.

Plantasia si farà. Il progetto di un Parco Sonoro destinato a nascere a Milano, nell’ex cava di via Quarenghi, voluto fortemente da Elisa, diventa realtà. Una superficie di circa 40mila metri quadrati, nel Municipio 8, che il Comune ha scelto di mettere al centro di un intervento di rigenerazione ambientale e culturale.

Da dove arriva l’idea di Plantasia?

L’idea arriva da una domanda interessante: cosa può lasciare davvero un grande evento musicale alla città che lo ospita? Nel caso di Elisa, la risposta prende la forma di un progetto a lungo termine. Il banco di prova sul fronte sostenibilità era stato il concerto del 18 giugno 2025, con un lavoro specifico sulla riduzione dell’impatto ambientale dell’evento. Oggi l’esperienza di San Siro diventa una sorta di primo capitolo di una storia molto più ampia.

Già, perché Plantasia mette in discussione la tradizionale idea di “legacy” di un concerto: invece di fermarsi alla memoria dello show, prova a trasformare quell’energia in un luogo destinato a vivere molto più a lungo dell’evento che lo ha generato.

Un parco sonoro tra fitoacustica e rigenerazione ambientale

Il progetto si trova attualmente nelle fasi preliminari. L’area sarà sottoposta a indagini tecniche in vista della sperimentazione del fitorimedio, una Nature-Based Solution che utilizza alcune specie vegetali per contribuire al recupero di terreni degradati o contaminati. Dalla primavera 2027 dovrebbe poi partire la selezione e la messa a dimora delle piante più adatte alla futura area verde.

Fin qui siamo nel territorio della rigenerazione urbana. La vera particolarità arriva però con la fitoacustica, cioè la ricerca sul rapporto tra mondo vegetale e suono.

L’obiettivo è fare della natura una componente dell’esperienza musicale, trasformando il futuro parco in uno spazio nel quale ascolto, ambiente e ricerca possano dialogare.

È un’idea che, sulla carta, ha qualcosa di molto affascinante: prendere una zona che racconta una storia industriale e trasformarla in un luogo nel quale il suono diventa uno degli strumenti per percepire il paesaggio. Per una musicista come Elisa, che da anni intreccia nella propria produzione sensibilità ambientale, dimensione emotiva e attenzione alla relazione con il territorio, il progetto appare come un’estensione naturale della sua ricerca artistica.

Il Comune di Milano ha già destinato circa 300mila euro alla sperimentazione, mentre la raccolta fondi privata punta a raggiungere 200mila euro entro la fine del 2026. Numeri che danno alla visione una dimensione molto concreta: il progetto ha bisogno di risorse, tempi, competenze e soprattutto di un percorso di trasformazione misurabile.


Plantasia incontra Giovanni Caccamo e diventa Bosco del Cambiamento

La svolta più recente è arrivata dal Teatro Romano di Verona, dove Elisa e Giovanni Caccamo hanno annunciato l’alleanza tra le rispettive organizzazioni: Fondazione Lotus ETS, fondata e presieduta da Elisa, e Youth & Future – Parola ai Giovani APS, realtà fondata da Caccamo.

Il sodalizio amplia decisamente la portata dell’iniziativa. Plantasia diventerà infatti anche un Bosco del Cambiamento, collegandosi al progetto Youth & Future nato nel 2021 per raccogliere le idee e le visioni delle nuove generazioni. Migliaia di giovani, in Italia e nel mondo, sono stati chiamati a rispondere a domande semplici soltanto in apparenza: cosa cambieresti della società in cui vivi? Come lo faresti? Qual è la tua parola di cambiamento?

Il progetto assume una dimensione ancora più interessante. Le parole dei ragazzi, spesso confinate nei manifesti, nelle campagne social o nei convegni, cercano una forma fisica. Un luogo. Un bosco. Un punto di incontro.

La collaborazione tra Elisa e Caccamo mette quindi in relazione due percorsi che partono da angolazioni differenti e arrivano a una conclusione comune: il futuro ha bisogno di essere immaginato, ma soprattutto di trovare spazi nei quali diventare esperienza.

Musica, giovani e città: una nuova idea di evento live

Per il mondo della musica questa storia merita attenzione perché tocca un tema centrale dell’industria contemporanea: l’impatto degli eventi. Festival, tour e grandi concerti mobilitano migliaia di persone, producono consumi, spostamenti, materiali e infrastrutture temporanee. La questione della sostenibilità è quindi diventata parte integrante della progettazione degli show.

Elisa ha scelto di affrontarla trasformando il proprio concerto in un punto di partenza. L’esperienza di San Siro aveva già prodotto un lavoro di misurazione dell’impatto ambientale, con una riduzione dell’impronta diretta dell’evento e interventi dedicati, tra le altre cose, alla mobilità e all’economia circolare.

Plantasia porta quella riflessione fuori dallo stadio. È quasi un cambio di prospettiva: il concerto è temporaneo, il progetto urbano ha invece bisogno di anni per maturare. Il pubblico che ha partecipato allo show diventa idealmente parte di una storia più lunga, mentre l’artista assume un ruolo che va oltre quello di performer.

È una trasformazione interessante anche dal punto di vista dell’identità musicale. Elisa ha attraversato pop, rock, elettronica, cantautorato e sperimentazione mantenendo una forte attenzione alla dimensione emotiva e alla relazione con la natura. Qui quella sensibilità diventa infrastruttura culturale.


Da Mort Garson alla fitoacustica: perché il nome ha un significato

Anche il nome scelto per il progetto racconta una precisa genealogia musicale, una citazione perfetta per un progetto che prova a mettere in relazione elettronica, natura e ascolto.

Plantasia richiama Mother Earth’s Plantasia, l’album elettronico pubblicato da Mort Garson nel 1976 e concepito proprio come una sorta di colonna sonora per le piante.

Quel disco, diventato negli anni un piccolo cult, appartiene a una stagione nella quale la musica elettronica iniziava a esplorare territori visionari, ambientali e quasi fantascientifici. Cinquant’anni dopo, Elisa riprende quella suggestione e la sposta dalla dimensione dell’album a quella dello spazio fisico.

Il passaggio è significativo. La musica pensata per accompagnare le piante diventa l’idea di un luogo nel quale piante e musica possano incontrarsi davvero. Il riferimento a Garson funziona quindi come una sorta di easter egg per gli appassionati, ma anche come dichiarazione d’intenti.

Cosa succederà a Milano nei prossimi mesi

Per chi vuole seguire l’evoluzione del progetto, il prossimo appuntamento è soprattutto sul terreno. Le attività preliminari sono previste a partire da questo mese, settembre 2026, con le indagini necessarie a definire caratteristiche e condizioni dell’area. Nei prossimi mesi è inoltre previsto un primo intervento dedicato alla biodiversità attraverso la semina di un prato fiorito. La primavera 2027 dovrebbe segnare invece l’avvio della selezione e della messa a dimora delle specie vegetali destinate al futuro Parco Sonoro.

È una timeline che restituisce al progetto una caratteristica forse poco spettacolare, ma fondamentale: la pazienza. Un bosco ha tempi diversi da quelli dell’industria musicale. E proprio questa distanza tra il ritmo frenetico dell’entertainment e quello lento della natura rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’operazione.

Per il momento resta quindi una visione in costruzione, sostenuta da istituzioni, fondazioni e realtà del settore musicale. Il Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Fondazione di Comunità Milano e Music Innovation Hub sono tra i soggetti coinvolti nel percorso insieme alla Fondazione Lotus.


Il futuro della musica potrebbe cominciare da un bosco

La parte più stimolante di questa storia, alla fine, riguarda proprio il modo in cui siamo abituati a pensare alla musica. Un artista sale su un palco, canta, suona, emoziona migliaia di persone e poi il sipario si chiude. Elisa sembra voler aggiungere un capitolo successivo: cosa succede dopo?

La risposta, questa volta, ha radici letteralmente nel terreno. Plantasia mette insieme un’area da recuperare, la ricerca sul suono, la biodiversità, l’arte contemporanea, le idee dei giovani e una concezione della musica come strumento capace di produrre conseguenze anche fuori dal palco.

Il progetto dovrà ancora dimostrare sul campo quanto questa visione riuscirà a diventare realtà. Ed è proprio questo a renderlo interessante da seguire.

Perché la sfida vera comincia adesso: trasformare una bella idea in un luogo vivo, accessibile e capace di mantenere nel tempo la promessa contenuta nel suo nome.

Dopo San Siro, Elisa ha scelto di pensare in grande anche senza uno stadio intorno. Ha preso l’energia di un concerto e l’ha affidata a un progetto che avrà bisogno di terra, acqua, alberi, musica e persone. Se tutto andrà secondo programma, a Milano ci sarà un posto nel quale il pubblico potrà tornare a distanza di anni e trovare qualcosa che nel frattempo sarà cresciuto.

E questa, per un’artista, è forse una delle forme più belle di permanenza: lasciare una canzone nella memoria delle persone e, insieme, un luogo capace di continuare a suonare.

 

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