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Manuel Agnelli e Morgan hanno ragione

Non amo usare il termine “dare ragione”, perchè ciò implica che qualcun’altro ha torto, e credo che nessuno abbia poi realmente ragione o torto al 100% (escluso il tamponamento in auto..ma quello è un altro discorso….).

Qui non si parla di X CONTRO Y, ma ho usato quel titolo perchè è ormai palesemente chiaro a tutti che l’industria musicale si sta ancora una volta trasformando, come ha sempre fatto nei decenni, ma stavolta lo sta facendo a danno della musica stessa…e questo è un problema che riguarda tutti, addetti ai lavori e pubblico.


Perchè Manuel Agnelli e Morgan hanno ragione?

Chiarisco subito che:

  • non conosco personalmente i due artisti
  • non sono un loro “fan”
  • non saprei citare un un brano degli Afterhours o dei Blue Vertigo

ma entrambi sono comunque professionisti di lungo corso e pur facendo parte di un sistema, hanno avuto il coraggio di puntare il dito su argomenti “scomodi” dichiarandoli apertamente e sollevando la questione in modo forte.

Per questo dico che “hanno ragione”, nel senso che parlare chiaro è l’unico modo per far emergere i problemi e cercare di avviare una nuova fase che permetta di ristrutturare un trend musicale che è destinato a implodere dal punto di vista artistico.

Ma andiamo per gradi: cos’hanno detto i due artisti?

Dopo la vittoria a X Factor con Mimì Caruso (che abbiamo raccontato qui) Manuel Agnelli ha rilasciato un’intervsita a BSMT by Gianluca Gazzoli esprimendo opinioni forti sulla situazione attuale della musica e il suo ruolo nel talent show parlando del “declino culturale” causato dalla “schiavitù dei numeri”, affermando: “La musica è sparita dalla tv perché c’è la cultura solo dei numeri”.

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Ha inoltre criticato l’ossessione per gli ascolti, dicendo: “La schiavitù dei numeri ha contribuito alla destrutturazione culturale, la pagheremo e ci impoveriremo”.

Agnelli ha sottolineato come le case discografiche oggi puntino a successi immediati piuttosto che a sviluppare artisti nel lungo periodo, affermando:

“Non sono contro i risultati, ma una volta c’era la possibilità di un percorso. Oggi lo prendono e gli fanno fare San Siro. È tutto molto dopato”.

Parlando della sua esperienza con i concorrenti di X Factor, ha detto: “La cosa più difficile è avere a che fare con gente che ha una presunzione allucinante a 18-19 anni”, sottolineando peraltro le difficoltà psicologiche che molti giovani talenti affrontano.

Ad esempio, ha notato che molti ragazzi, se non raggiungono il successo immediato, possono avere problemi personali significativi.

Ha evidenziato l’impatto negativo di questo approccio sulla creatività musicale: “Tutti i pezzi sono uguali, su questo ha ragione Morgan, perché scritti dagli stessi team di autori” riferendosi ad una delle (molte) esternazioni di Morgan, nate durante l’ultimo X Factor che lo ha visto fra i giudici (e ad oggi è stato il più vincente di questo format) dove, in particolare riguardo al brano “Bellissima” di Annalisa, scritto da Davide Simonetta.

Morgan aveva messo in discussione l’industria musicale italiana, affermando: “Non sarà che forse ci sono delle lobby?”

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Morgan aveva espresso il suo disappunto riguardo al panorama musicale attuale, dicendo:

“Un’industria discografica limitata e clientelista che proprio perché gestita da chi non distingue musica dal farci-toast commissiona la scrittura delle canzoni sempre agli stessi quattro”.

Ha aggiunto che la situazione porta a una saturazione di canzoni di bassa qualità, affermando:

  • Pezzi che molto sinceramente non sanno di nulla, ma vengono pompati in radio”.
  • “Colpa di televisione e giornali sicuramente, luoghi dove compare oggi l’aggressività, il brutale”.
  • “Assistiamo a innumerevoli deliranti analisi spacciate per ‘recensioni’ di opere d’arte, dischi, film, su cui cani e porci danno giudizi”.
  • “Io parlo di musica esprimo un’opinione con cognizione di causa, con proprietà di linguaggio e con argomentazioni”.
  • “Dev’essere un compositore pazzesco perché manco John Lennon ha scritto le canzoni dei primi dieci in classifica contemporaneamente a suo tempo (parlando di un autore – ndr)”.

Consigliamo la la lettura dell’intervista interale su MOWMAG cliccando qui


Riflessioni sul Futuro dell’Industria Musicale

I concetti e l’esternazioni a cui sopra, sebbene espressi in modi e stili diversi, hanno pesantemente puntato il dito sotto una realtà che, ad essere davvero sinceri, è sotto gli occhi di tutti, ovvero il costante, progressivo e sistematico impoverimento della cultura musicale italiana dovuta ad una scellerata abdicazione del talento in favore dei profitti.

La “schiavitù dei numeri”, dove il successo commerciale viene misurato esclusivamente attraverso ascolti e vendite, mentalità che ha portato a una standardizzazione dei contenuti musicali, sacrificando l’originalità e la qualità in favore di formule collaudate che garantiscono risultati immediati.

La musica quindi si sta trasformando da forma d’arte (anzi, in parte si è già trasformata…) in un prodotto da consumare, ridotto a mere statistiche.

In questo contesto, l’industria musicale appare sempre più limitata e clientelista, dato che pochi autori e produttori dominano il mercato, creando un ambiente in cui la creatività è soffocata dalla ripetizione e dalla mancanza di diversità.

Questo porta a una saturazione di brani che, pur avendo successo commerciale, mancano di sostanza e vera innovazione.

Se le canzoni di qualità inferiore riescono a emergere grazie a strategie di marketing piuttosto che a reale talento artistico, il rischio è che il pubblico venga privato di esperienze musicali significative.

Un’altra conseguenza preoccupante di questa situazione è la perdita di autenticità.

La musica, in quanto forma d’arte, dovrebbe riflettere l’individualità e l’espressione personale degli artisti. Tuttavia, se anche i meno talentuosi possono proclamarsi “re” della musica, si crea un ambiente in cui il rispetto per l’arte viene compromesso. Questa mancanza di autenticità non solo impoverisce il panorama musicale, ma genera anche una cultura in cui il pubblico può essere facilmente ingannato da prodotti superficiali e privi di significato.


Una direzione da correggere

La direzione che l’industria musicale sta prendendo è preoccupante, e sempre più persone stanno sollevando il problema.

Se non ci si impegna a valorizzare la creatività e a sostenere artisti autentici, il panorama musicale rischia di diventare un deserto di contenuti privi di sostanza.

la musica è una forma d’arte che merita rispetto e attenzione: non può diventare solo un prodotto da consumare!

Le ripercussioni di questo contesto si avvertono in modo particolare sui giovani talenti.

La pressione per avere successo immediato può portare a conseguenze devastanti, sia a livello personale che professionale, dove molti giovani artisti che partecipano a talent show o cercano di emergere nel mercato possono trovarsi in difficoltà se non ottengono risultati rapidi, con il rischio di minare la loro fiducia, o addirittura portare a disagi di odine psicologici.

Se l’industria non offre un supporto adeguato e opportunità di crescita, si rischia di vedere una generazione di artisti talentuosi scoraggiati e abbandonati, come abbiamo già evidenziato in un altro articolo

Le Sfide dei Nuovi Artisti

Ecco perché oggi più che mai è essenziale riflettere sulla situazione attuale dell’industria musicale, e iniziare a gettare le basi per riportare la musica ad essere un mezzo di espressione autentico e significativo.

Solo così potremo garantire un futuro ricco di varietà e profondità per le nuove generazioni di artisti e ascoltatori.

È tempo di agire e di ripensare il nostro approccio all’industria musicale, prima che sia troppo tardi.

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Marco Forconi

Musicista da sempre, forte background informatico, lavoro nel settore IT/WEB dal 1995. Ho creato il mio primo sito web nel 1999 e dal 2003 mi occupo di Web Marketing e Comunicazione.
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