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“What’s in a Word” …35 anni dopo

Secondo me c’è qualcosa di magico in “What’s in a Word” dei The Christians, perché si tratta di uno di quei brani che, appena parte, ti cattura.

Non importa quanti anni siano passati (parliamo del 1992!): sembra che sia stato scritto ieri.

Ti trovi subito a canticchiarlo, anche se non lo ascoltavi da un po’, con quel mix perfetto di melodia orecchiabile e profondità emotiva che poche canzoni riescono davvero a raggiungere.

Immagino che adesso stai pensando

evabbè marco, tu parli di questi brani perché sei un dinosauro e ti ricordi solo delle vecchie canzoni!

Probabilmente è così, tuttavia io ho sempre ascoltato qualsiasi genere musicale, perché non riesco a vedermi come appassionato di un singolo genere.

Ho i miei gusti personali, come tutti, ma alla fine per me la musica si divide in buona e meno buona, tutto qui, e brani come questo, secondo il mio modesto quanto personale parere, sono qualcosa che lasciano il segno.


I successi non nascono per caso…

O almeno nella stragrande maggioranza dei casi, perché se andiamo a vedere bene dietro i grandi successi c’è il lavoro di artisti davvero stellari, con qualità professionali e visioni artistiche non banali.

Ascolta cosa diceva il grande Lucio Dalla riferito a “Caruso

Tutto vero, ma se la barca fosse stata la mia… “Caruso” non sarebbe esistita 🙂

E anche “What’s in a Word” non fa eccezione, dato che la sua produzione è un capolavoro, grazie a gente come William Orbit e Laurie Latham.

William Orbit è un nome che, se sei appassionato di musica, probabilmente hai sentito spesso. Negli anni, ha collaborato con alcuni dei più grandi artisti della scena musicale, da Madonna ai Blur, e noto per il suo approccio innovativo combinando elementi analogici con i primi esperimenti digitali.

Per darti un’idea di quanto fosse avanti rispetto ai suoi tempi, ascolta il lavoro che ha fatto con Madonna su “Ray of Light” qualche anno dopo: un capolavoro che ha ridefinito il pop What What What the World What What in the World.

Nel caso di “What’s in a Word” , invece, il suo tocco ha probabilmente contribuito a dare quel senso di modernità che ancora oggi lo fa risaltare.

Laurie Latham è magari meno noto al grande pubblico rispetto ad altri nomi, ma che ha lasciato un segno profondo nella musica britannica, specialmente negli anni ’80 e ’90.

Un esempio perfetto del suo stile lo si può ritrovare nel lavoro che ha fatto con i Tears for Fears e Paul Young.

Con i The Christians, Latham è riuscito a catturare l’essenza del loro stile soul-pop e a trasportarlo in un contesto più ampio e universale, enfatizzando le armonie vocali della band, senza però soffocare gli altri elementi musicali, quindi c’è un equilibrio perfetto tra gli strumenti e le voci, con ogni elemento che trova il suo posto nel mix senza mai risultare sovrabbondante.

È come se ogni suono, ogni nota fosse stata messa lì apposta per durare nel tempo, morbido, elegante, ma non ti annoia mai, grazie a quel ritmo che ti entra dentro e ti fa muovere la testa a tempo, senza nemmeno accorgertene.

Ascolta bene le voci: sono calde, armoniose, quasi avvolgenti, quel genere di sound che non invecchia.

È un po’ come ritrovare una vecchia fotografia, che non solo ti ricorda il passato, ma ti fa sentire che alcune emozioni non cambiano mai e secondo me è questo che rende questa canzone così speciale.

una riflessione..

Al giorno d’oggi questa canzone non sarebbe mai potuta uscire nel panorama discografico perchè ha un introduzione strumentale troppo lunga. La musica attuale vuole che entro pochi secondi il brano “parta” altrimenti il preascolto via streaming non avrebbe riscontro positivo, quindi “non funzionerebbe, per dirla in termini di marketing.

Quindi, per tornare all’inizio di questo articolo, forse non mi dispiace poi tanto essere un “dinosauro”, perché in caso contrario non avrei visssuto, conosciuto e goduto di queste chicche musicali.


No Time, no space..

La citazione di Franco Battiato descrive bene la resilienza di questo brano.

Che tu l’abbia ascoltata all’epoca o la scopra oggi per la prima volta, non la sentirai mai “fuori tempo”, perché è una di quelle canzoni che attraversano le generazioni.

Se invece la conosci, ma non l’hai ascoltata da un po’, rimettila su, anzi, caricala su (io la ascoltavo sul vinile..) chiudi gli occhi e lasciati andare.

Scommetto che, come me, anche tu ti troverai a pensare: “Come fa a suonare ancora così attuale dopo tutto questo tempo?

Semplice, perché alcuni pezzi sono semplicemente eterni, e secondo me, questo è uno di quelli…ascoltalo 😉

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Marco Forconi

Musicista da sempre, forte background informatico, lavoro nel settore IT/WEB dal 1995. Ho creato il mio primo sito web nel 1999 e dal 2003 mi occupo di Web Marketing e Comunicazione.
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