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Le Sfide dei Nuovi Artisti

Il mondo della musica è sempre stato competitivo, ma negli ultimi anni le pressioni psicologiche e di marketing sui nuovi artisti emergenti sono spesso apparse insostenibili.

Viviamo in un’era in cui tutto è immediato e questo si riflette anche nel consumo di musica. Gli artisti sono spinti a produrre successi rapidamente, spesso a scapito della qualità e della propria salute mentale.

Il problema è che, rispetto a qualche decennio fa, soprattutto con al rete, è davvero cambiato tutto: ragazzini che senza aver studiato musica, senza aver fatto live, senza sapere come funziona questo mondo, si ritrovano già giovanissimi ad essere “famosi” per un rap postato su Youtube.

Ma le visualizzazioni e gli streming non fanno un artista, creano “prodotti musicali”, da usare e spremere al meglio secondo le mode del momento, senza preoccuparsi di nient’altro.

L’importante è apparire, sempre, ovunque e comunque, per far sì che quei numeri di streaming e views aumentino vorticosamente, tutti i giorni.

E lo stesso vale per la produzione musicale, che non deve conoscere soste, bisogna fare il nuovo brano quando è necessario, non quando si è ispirati.

Questa “cultura dell’istantaneità” crea un ciclo infinito di produzione e consumo che può essere estenuante per gli artisti, costantemente sotto pressione per avere successo in un’industria estremamente competitiva.

Ribadisco il concetto, spesso parliamo di ragazzi giovani e spesso senza una adeguata “gavetta” professionale, che si ritrovano a dover essere sempre al passo con le tendenze, mantenere una presenza costante sui social media, gestire la propria immagine pubblica etc… senza pause.

Una continua esposizione che può portare a stress, ansia e, in alcuni casi, depressione.

Un approccio sostenibile al Marketing è possibile?

E’ noto che il marketing gioca oggi un ruolo cruciale nel successo di un artista, e per questo case discografiche e manager spesso esercitano una forte pressione sugli artisti affinché producano contenuti virali o si conformino a specifiche strategie di mercato. Questo può limitare la loro creatività e portarli a sentirsi come meri prodotti piuttosto che artisti autentici.

Un problema di non poco conto, ma che addirittura attiva anche un effetto collaterale ancora più dannoso:

Le pressioni psicologiche e di marketing sugli artisti hanno anche un impatto sui giovani che li seguono.

Questo accade perché gli artisti sono spesso visti come modelli da imitare, e quando mostrano segni di stress e ansia, questo può influenzare negativamente i loro fan.

La costante ricerca di una effimera perfezione e successo che trasuda falsa popolarità può trasmettere un messaggio distorto su cosa significhi davvero essere un artista.

Le strategie di marketing devono evolversi per diventare più sostenibili e meno oppressive.

Invece di concentrarsi esclusivamente sulla viralità e sui numeri, il marketing dovrebbe puntare a costruire relazioni autentiche tra gli artisti e il loro pubblico. Questo approccio non solo allevierebbe parte delle pressioni sugli artisti, ma favorirebbe anche un rapporto più genuino e duraturo con i fan.

Le aspettative di successo rapido e la necessità di conformarsi alle tendenze di mercato possono soffocare la creatività degli artisti emergenti. Le case discografiche spesso impongono ritmi serrati e strategie di marketing aggressive che possono alienare gli artisti dal loro lavoro e dai loro fan, causando una perdita di passione e motivazione.

Implementare queste strategie richiederà tempo e impegno da parte di tutte le parti coinvolte, ma è un passaggio necessario per garantire che la musica rimanga una forma d’arte autentica e che gli artisti possano esprimersi liberamente senza essere schiacciati dalle pressioni del mercato.

Le conseguenze di tale distorto paradigma si fanno vedereconsempre magiore intensità, ad esempio con i ritiri termporanei dalle scene di alcuni artisti che fatto “outing” dichiarando le loro fragilità e manifestando l’insostenibilità di certi metodi e ritmi forsennati

Matteo Merigo, psicologo e psicoterapeuta, ci dice che:

«…il palcoscenico è stressante. Noi siamo convinti che tanti musicisti facciano tutto senza ansia o preoccupazioni, o che non sentano dinamiche emotive contrastanti, perché fanno ciò che amano, con passione, ma non è cosi.

Un sondaggio di Record Union, infatti, rivela che, su un campione di 1500 artisti intervistati, il 73% di questi ha problemi di salute mentale e solo il 19% di questi si sente in un qualche modo tutelato dalla music industry… (fonte)».

Le Sfide dei Nuovi Artisti 1

Il Ritiro Temporaneo dalle Scene di Artisti Emergenti

Sempre più artisti parlano apertamente delle loro lotte personali, rompendo lo stigma e incoraggiando altri a fare lo stesso.

La necessità di mantenere una presenza costante sui social media, partecipare a tour estenuanti e produrre continuamente nuova musica genera a volte stress che può portare a burnout, ansia e altre problematiche di salute mentale che spingono gli artisti a prendersi una pausa dalle scene.

Il ritiro temporaneo dalle scene è un fenomeno che sta contribuendo ad innescare un processo di cambiamento che potrebbe e dovrebbe portare all’introduzione del concetto di ” salute mentale” nell’industria musicale.

Questo movimento può portare a un ambiente più solidale e comprensivo sia per gli artisti che per i fan.

E’ un fenomeno ancora agli inizi, ma che comunque è diffuso

Justin Bieber nel 2017, ha cancellato le restanti date del suo tour mondiale per concentrarsi sulla sua salute mentale e spirituale, anni dopo Billie Eilish ha parlato apertamente delle sue battaglie con la depressione e l’ansia.

Anche in Italia il fenomeno si sta facendo sempre più evidente

Ultimo ha dichiarato pubblicamente di aver bisogno di una pausa per ritrovare serenità e ispirazione.

Levante ha parlato apertamente delle sue difficoltà con l’ansia e la pressione dell’industria musicale.

Sangiovanni ha deciso di prendersi una pausa dalle scene musicali, ammettendo di non farcela e di non essere felice

e così via…

Casi diversi, motivazioni diverse, personaggi diversi, ma tutti uniti dalla necessità di “allentare la pressione” imposta da un’industria musicale che spesso sembra soltanto correre all’impazzata alla ricerca del risultato, spesso riuscendoci, ma senza avere una visione di insieme e soprattutto, del futuro.

Credo che sia la stessa industria musicale il fulcro che può aiutare gli artisti a trovare un equilibrio tra il successo e il benessere personale.

Se ciò avvenisse, tutti ne trarrebbero vantaggi, perchè porterebbe ad un più alto livello di maturazione i propri artisti, favorendone il miglioramento e la resilienza che, a conti fatti, è la cosa che nel medio termine, porterebbe maggiori guadagni a tutti in chiave marketing.

Al contempo però permetterebbe di allargare gli spazi creativi e di produzione (perchè parliamo di arte, non di una catena di montaggio automatica che produce bulloni h24) e conseguentemente un innalzamento della qualità delle produzioni che, diciamocelo chiaro, oggi sempre più sono uniformate e con ccli di vita sempre più ridotti, da qui la necssità di essere rimpiazzate in modo iper-veloce.

E’ il classico cane che si morde la coda, si danna l’anima girando in tondo, ma alla fine sta solo ruotando su se stesso, perdendo di visto tutto ciò che gli accade intorno.

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Marco Forconi

Musicista da sempre, forte background informatico, lavoro nel settore IT/WEB dal 1995. Ho creato il mio primo sito web nel 1999 e dal 2003 mi occupo di Web Marketing e Comunicazione.
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