Orbit Orbit di Caparezza, il viaggio spaziale (e interiore) di un artista fuori da ogni orbita

Un’opera totale, una galassia in cui convivono suono e immagine, biografia e immaginazione, elettronica vintage e riflessione esistenziale. Orbit Orbit di Caparezza, uscito il 31 ottobre 2025, è un’esperienza narrativa, sonora e visiva, che unisce il racconto di sé all’invenzione fantastica, attraverso 14 brani e un fumetto.
Un progetto complesso e ambizioso, concepito in un momento delicato per l’artista di Molfetta, che da anni combatte con l’acufene e ora anche con l’ipoacusia. Ma, come ha dichiarato lui stesso, proprio la difficoltà è stata il motore creativo: “Nonostante tutto, si può fare”.
Orbit Orbit di Caparezza: l’immaginazione come forma di libertà
Dopo Prisoner 709 (2017) e Exuvia (2021), Caparezza chiude idealmente una trilogia sulla condizione umana. Il primo disco era la prigione, il secondo la fuga, e “Orbit Orbit” è la libertà ritrovata, attraverso l’immaginazione come antidoto al dolore e alla rassegnazione. La vera chiave per salvarsi, secondo Caparezza, non è fuggire né combattere, ma inventare.
«Tutte le altre libertà hanno delle contraddizioni – ha dichiarato – ma nessuno può toglierci l’immaginazione».
Un disco-fumetto, tra suoni cosmici e tavole disegnate
L’album è stato pensato in parallelo a un fumetto, scritto dallo stesso Caparezza e illustrato da nove disegnatori della Sergio Bonelli Editore. Le 14 tracce corrispondono ai 14 capitoli del volume: ogni canzone è la colonna sonora di una parte del racconto, e viceversa.
Un’opera multimediale e autobiografica, in cui Michele Salvemini si sdoppia in due personaggi: uno reale, che sviene nei camerini prima di un concerto, e uno astrale, l’astronauta viaggiatore dello spazio. Le due linee narrative si rincorrono fino al brano finale Perlificat, che segna la catarsi, la riconciliazione, la risalita.
Suoni dallo spazio, ricordi della terra
Dal punto di vista musicale, Orbit Orbit è un viaggio nei suoni del passato, con forti influenze synth-pop, space rock, elettronica anni ’70 e ’80, ispirate a Kraftwerk, Rockets, Giorgio Moroder, Daniele Baldelli e Ganymed. Ma non mancano incursioni nella drum and bass, nel jazz futurista e persino nella musica classica orchestrale, come dimostra la magnifica chiusura con un ensemble di 74 elementi.
I testi sono stratificati e pieni di riferimenti culturali e metafore: Caparezza racconta se stesso attraverso citazioni e allusioni visive. E lo fa con la consueta ironia, alternando momenti leggeri ad altri di commovente profondità.
Il dolore, la maturità e la rinascita creativa
Uno dei brani più toccanti è A Comic Book Saved My Life, in cui l’artista racconta come il fumetto sia stato per lui un’ancora nei momenti più bui, a partire dall’infanzia fino alla recente crisi legata alla perdita dell’udito. Non è un caso che il progetto nasca proprio dal fumetto, suo primo amore, prima ancora della musica.
La canzone Come la Musica Elettronica riflette invece sul passare del tempo e sulla difficoltà di invecchiare in un genere, l’hip hop, legato all’energia giovanile. “Che senso ha fare rap alla mia età?” si chiede Caparezza, con lucidità e disincanto. Ma la risposta è nelle stesse tracce del disco: il senso sta nel raccontarsi con onestà, fuori dalle mode e dagli schemi.
Caparezza e la “Pathosfera”: restare umani nell’epoca dell’indifferenza
Il brano più politico dell’album è Pathosfera, una canzone in cui Caparezza lancia un appello all’empatia: “Voglio tornare nella Pathosfera, passare i giorni nella Pathosfera”, canta, invitando ad ascoltare, a non chiudersi, a restare umani in un’epoca anestetizzata dalla cronaca e dalla velocità.
Un’altra canzone degna di nota è The NDE, dedicata al misterioso fenomeno delle esperienze di pre-morte. Qui, come altrove nel disco, la dimensione cosmica si fonde con quella intima, in un equilibrio sempre instabile ma affascinante.
Orbit Orbit: un addio o una nuova partenza?
Caparezza ha lasciato intendere che questo potrebbe essere il suo ultimo album in carriera. Non è una conferma, ma una possibilità. Se così fosse, Orbit Orbit sarebbe davvero un canto del cigno degno di un artista che ha sempre rifiutato le etichette, inventando un linguaggio personale a metà tra rap, canzone d’autore e teatro musicale.
«Non mi sento un rapper – ha detto – forse un cantautore. Mi piace creare un cortocircuito e stare fuori dagli steccati».
Un viaggio nello spazio (interiore)
Orbit Orbit è un’opera da vivere: un’immersione nell’universo interiore di un artista unico, capace di trasformare il dolore in creatività, la crisi in un viaggio intergalattico tra note e disegni.
È un’opera che non si consuma in un ascolto. Che si può leggere, rileggere, ascoltare e reinterpretare. Un oggetto raro nell’industria musicale contemporanea, dove il consumo rapido sembra l’unico paradigma. Con Orbit Orbit, Caparezza ci ricorda che la musica può ancora essere un atto profondo, complesso e liberatorio.




