IntervisteMarketing & Promozione

La Distribuzione Musicale

Come distribuire la propria musica? Intervista a Fabrizio Galassi

Quando un tempo una band realizzava un album le forme per la distribuzione erano fondamentalmente due e variavano in base al tuo livello:

1-avevi un’etichetta questa si occupava di distribuire le copie fisiche nei negozi

2-non avevi una etichetta e la distribuzione avveniva tra gli amici ed ai concerti

Ora invece è tutta un’altra storia. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Galassi (esperto di digital marketing e management)

Com’è cambiata la distribuzione musicale negli ultimi 10 anni?

Prima di tutto non ci sono più i negozi. Ovvero quelli che ci sono vendono poco perché ormai il cd fisico non vende più.

I negozi che tengono duro lo fanno perché si sono specializzati o perché al loro interno hanno del personale che è fortemente preparato e sa quindi consigliare il cliente.

Cosa deve fare una band o un produttore a distribuire on line i proprio brani?

Fondamentalmente, una band appena partita deve avere i propri brani in tutti gli store streaming
del mondo (spotify, tim music ecc) ma anche in tutti gli store che esistono negli altri paesi del mondo.
Sono nati negli anni tantissimi servizi di distribuzione dedicati agli artisti emergenti dove paghi o una quota fissa
all’anno oppure per singola distribuzione. Se non ti chiedono i soldi per l’inserimento possono trattenere una
percentuale sulle royalties.

Che differenza c’è tra aggregatore e distributore?

L’aggregatore può essere il distributore ma può essere anche quello che lavora per gli artisti e che si occupa
di seguirli cercando di metterli in contatto con festival, major o comunque di creare
per l’artista occasioni di crescita. Il distributore, generalmente, offre il solo servizio di distribuzione.

Cosa deve fare una band o un produttore a distribuire on line i proprio brani?

Il servizio di distribuzione fatto direttamente dall’artista attraverso gli strumenti di cui abbiamo parlato, oppure fatto attraverso un editore o etichetta, raggiunge gli stessi risultati?

No, cambia. Una volta che la band è rappresentata da un editore o etichetta in genere questa ha un’importanza nel mercato e spesso hanno costruito dei rapporti personali con spotify o con le singole piattaforme.

E’ quindi più facile, ad esempio, che un etichetta ti possa inserire in una playlist editoriale di Spotify. Le etichette come Machiste, Garrincha ecc. negli anni hanno creato un movimento che possiamo anche definire culturale con le band e i brani che hanno prodotto e hanno costruito un un certo tipo.

Poi spesso le etichette hanno dei distributori molto forti alle spalle, come ad esempio Belive Digital, Artist First o Pirames, che hanno dei rapporti anche di marketing aiutando le etichette a posizionare gli artisti sui circuiti più forti rispetto alla singola band che utilizza i soliti tunecore, cdbaby, distrokid per distribuire la propria musica.

Come vengono conteggiate le Royalties pagate dai distributori?

Nel digitale quando parliamo di royalties parliamo della riproduzione meccanica quindi io ascolto un tuo brano e per quell’ascolto ogni piattaforma riconosce qualche millesimo di euro, non esiste un prezzo fisso.

Ad esempio per spotify ci sono più di 400 variabili di prezzo per le quali ti può pagare a secondo da dove proviene l’ascolto, da che supporto, quale abbonamento aveva l’utente che ti ha ascoltato.

Per dare una media possiamo parlare di 30 millesimi di euro ad ascolto parlando di ascolti italiani. Per riproduzioni meccaniche si intende semplice riproduzione quindi anche se tu dovessi aver caricato una cover da te reinterpretato.

Anche a seconda del distributore utilizzato può cambiare il valore riconosciuto e spesso il distributore più economico riconosce un pagamento minore. Quando dovrete scegliere un distributore consiglio di scegliere quelli più professionali che in linea di massima sono quelli a pagamento.

Altra cosa se il brano è tuo, nel qual caso conta anche il diritto d’autore, ad esempio su Youtube viene riconosciuto un forfait di 6 euro ogni 10.000 views.

Come distribuire la propria musica?

L’utilizzo delle tue musiche all’interno delle stories su instagram o tik tok riconoscono qualcosa?

Si anche la musica che passa su queste piattaforme viene monetizzata. Si parla ovviamente sempre di millesimi di euro. Facebook e Instagram leggermente più alta rispetto a TiK tok.

Come scegliere il distributore giusto?

I distributori da un certo livello in su danno ottimi servizi anche se con qualche specifica particolare. Distrokid è forse il più famoso ed ha dalla sua la semplicità e velocità nell’inserire la propria musica.

Tune Core che è un po’ più complicato da gestire ed un costo più elevato ma resta uno dei più diffusi anche perché ha un ottimo servizio di statistiche.

Cd Baby, insieme a Ditto Music, li metto al terzo posto. Cd Baby ha inoltre diversi servizi connessi come ad esempio stampa e merchandising ma si trattiene il 9% delle royalties.

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