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Mixaggio e mastering: qual è la differenza?

Mixaggio e mastering: qual è la differenza?

Hai presente quella volta che hai detto “voglio produrre un pezzo” e sei finito a fissare un muro di plugin senza sapere da che parte iniziare? Niente paura: è normale. Anche i musicisti più navigati a volte sono confusi quando si parla di mixaggio e mastering.

Perciò, fai una pausa caffè e mettiti comodo, perché stiamo per entrare nel dietro le quinte della produzione musicale.

Mixaggio e mastering: la metafora della pasticceria

Devi immaginare la preparazione di una canzone come quella di una torta a strati. Il mixaggio è quando spalmi gli strati di crema cercando di non far crollare tutto. L’assemblaggio dei pezzi, insomma.

Il mastering, invece, è il momento in cui prendi quella torta, la lucidi, la decori e la metti esposta in bella vista, pronta per un selfie Instagram. Ho reso l’idea?

Ora penso quindi di poterti chiarire cosa succede davvero quando si mixa e si masterizza una traccia. No, per carità, niente di difficile: qui non ci si rivolge a tecnici del suono in erba, né a sound engineers, ma solo a chi ha voglia di saperne di più.


Cos’è il mixaggio delle tracce

Partiamo dal mixaggio, che potremmo soprannominare “l’anima della festa”.

In questa fase della produzione musicale si prende infatti ogni singola traccia – la voce principale, i cori, la batteria, il basso, la chitarra, il synth spaziale e persino quei suoni particolari che si aggiungono per dare carattere – e si cerca di farli convivere senza che si scontrino.

Qui entra in gioco il fonico di mixaggio, che è tipo un direttore d’orchestra: alza un po’ la voce, abbassa quel basso che rimbomba troppo, piazza la chitarra nel posto giusto, spalma il riverbero sui cori…

Insomma, crea piccole magie. E non a caso ha un arsenale di strumenti: equalizzatori, compressori, riverberi, delay, automazioni a go-go.

Lo scopo? Tirare fuori una traccia che suoni compatta, chiara, emozionante. Qualcosa che dia i brividi all’ascoltatore da subito, non una poltiglia sonora in cui non si comprende se stai ascoltando un assolo di chitarra o un suono sintetico!


Mastering: il tocco di classe prima del red carpet

E quando la festa del mixaggio è finita, entra in scena il mastering. È il momento in cui si smettono i panni da DJ scatenato e si indossa il completo elegante.

Il mastering è quel passaggio finale, sottile ma potentissimo, che prende il mix già bello pronto e gli conferisce quel tocco di professionalità che fa la differenza tra “brano carino” e “capolavoro”.

In pratica si lavora sulla traccia stereo finale, non più sulle singole tracce. Si aggiustano piccoli squilibri di frequenze, si dosa il volume, si uniforma il sound se stai preparando un intero album.

E soprattutto, si prepara il file per ogni tipo di diffusione: streaming, vinile, CD, quello che ti pare.

Perché non puoi saltare nessuno dei due passaggi

Ora la domanda che verrebbe spontanea a chi non ha conoscenza in materia è: “Ma non posso registrare bene e saltare tutti questi passaggi?”. La risposta è NO.

Saltare mixaggio e mastering è come uscire di casa dimenticandoti prima i pantaloni e poi le scarpe. Cioè, puoi farlo, ma poi non lamentarti se ti guardano male.

Il mixaggio crea ordine nel caos creativo delle registrazioni. Il mastering dà alla tua musica quella botta di energia e coerenza che la rende ascoltabile ovunque e con qualsiasi supporto.

In più, il mastering corregge quegli errorini che, credimi, anche il miglior fonico del mondo può commettere nel mixaggio: una frequenza un po’ troppo cattiva, un volume che esplode all’improvviso, una sfumatura che serve a incollare tutto.

Mixaggio e mastering sono due facce della stessa medaglia

Mixaggio e mastering non sono in competizione, non litigano, non si ignorano. Sono due momenti diversi, con vibes diverse, ma entrambi indispensabili per creare un pezzo che spacchi veramente.

Il mix è il pittore che realizza l’opera, e il mastering è il corniciaio esperto che sceglie la cornice perfetta, la lucida e la appende nella miglior galleria della città.

Ora ti è chiaro perché se senti qualcuno dire “ho fatto il mastering in due minuti”, potrai guardarlo con aria saggia e rispondergli con una risatina? Non è saccenza, ma amore per la buona qualità.

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