L’era dei locali notturni è morta?

L’era dei locali notturni è morta?
Difficile dirlo, ma in tal caso c’è il rischio che tra una decina d’anni i bambini potrebbero iniziare a chiedermi: “Nonno, perché c’è una raccolta di canzoni che si chiama DISCO? Non è mica rotondo!”.
Sarà necessario spiegare loro che, ltre al vinile, “disco” era anche l’abbreviazione di “discoteca”, un luogo dove si ballava fino alle 5 del mattino.
Nel mondo, il termine “discoteca” è stato rapidamente sostituito da “club”, riferendosi a un posto dove andare a ballare, bere, socializzare e forse incontrare qualcuno con cui concludere la serata.
Il passo successivo sarà quello di lasciare il bambino sbalordito raccontandogli di quel periodo frenetico degli anni ’90 in cui il weekend iniziava giovedì sera (e il venerdì mattina si andava a lavorare con poche ore di sonno).
Se il corpo reggeva, una volta usciti all’alba dalla discoteca si cercava un posto per fare l’after fino alle 10, per poi riemergere pieni di glitter e con il mascara colato (femmine), o con quantità di Birra in corpo da metter adura prova qualsiasi vescica (maschi) cercando l’auto parcheggiata da qualche parte, barcollando qua e la (maschi e femmine).
Tutto questo non esiste più?
“Io non sono mai andata a ballare”, afferma una 21enne milanese “L’unica volta che sono andata in discoteca è stata per un diciottesimo, ma di norma io e le mie amiche non lo facciamo mai; se usciamo è per l’aperitivo. Certo, qualche volta rientriamo tardi, tipo mezzanotte o l’una. Capodanno lo trascorriamo sveglie tutta la notte, ma a casa, a giocare a giochi da tavolo.”
“Io vado in posti dove fanno techno house ma che almeno riesci a respirare”, risponde una 18nne parmense.
Il cambiamento è inoltre trasversale e diffuso. La famosa “Technokultur di Berlino“, fenomeno emerso dopo la caduta del Muro, figlio dell’epoca in cui gli immobili dell’ex Germania orientale costavano così poco che spuntava un locale notturno in ogni strada, si è notevolmente ridimensionata proprio ora che l’UNESCO l’ha dichiarata patrimonio immateriale.
Sul Guardian, sempre un passo avanti, già nel 2016 si lamentava dell’agonia del dancefloor: “In tutta la Gran Bretagna stiamo perdendo un club al mese”, scriveva la giornalista Eva Wiseman.
” Nel 2005 nel Regno Unito c’erano 3.144 nightclub; nel 2015 erano 1.733. La notte sta cambiando forma.”
E non si sbagliava: la Night Time Industries Association ha lanciato un grido d’allarme al governo chiedendo aiuto per fronteggiare le previsioni che indicano che entro dieci anni non ci sarà più neanche un locale notturno in tutta la Gran Bretagna.
Cosa sta succedendo?
Dare la colpa alla pandemia sarebbe ingiusto e le formule precise per spiegare questi fenomeni non sono mai semplici da identificare; si possono solo formulare alcune ipotesi.
La prima è che al culmine del loro successo le discoteche non erano soltanto luoghi dove si andava a ballare; ovviamente ci si andava per socializzare e “rimorchiare”.
Se restavi a casa non combinavi nulla.
Ma le ultime due generazioni hanno vissuto tramite app e hanno preferito eventi più piccoli e intimi. Inoltre, la concorrenza di altre forme di intrattenimento è aumentata notevolmente; l’offerta di svago si è diversificata e le piattaforme digitali rendono piacevole rimanere a casa.
Alcuni parlano anche di crisi economica e potere d’acquisto ridotto, ma i ragazzi delle generazioni passate ricordano bene come quelli con minori possibilità economiche si impegnassero a “scollettare” per strada pur di entrare in un locale.
È più credibile pensare che all’epoca le spese fossero molto inferiori per un ragazzo e una ragazza, senza abbonamenti telefonici e senza dover tenere il passo con le cinquantaquattro collezioni annuali della fast fashion. Quando hai già molte spese fisse, andare in un locale diventa un lusso.
Secondo i sociologi c’è anche una componente di cambiamento culturale: la società è diventata più individualista e c’è meno interesse per eventi di massa (il che rende ancora più straordinari fenomeni come quello dei Måneskin o di Ghali).
Infine, non dimentichiamolo: siamo nell’era digitale, dove la vita reale deve persino essere specificata come “experience”.
In tutto ciò resta una considerazione finale ironica: se in passato le discoteche erano viste dagli adulti come il male assoluto, luoghi capaci di traviare figli e nipoti, ora si parla della loro scomparsa come di un “impoverimento del tessuto sociale”.




