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Dazi Usa: avranno impatto sulla musica?

Dazi Usa, avranno impatto sulla musica?

Una domanda che ci si potrebbe porre di questi tempi è questa: le politiche commerciali internazionali, e quello che sta succedendo da quando sono entrati in vigore i dazi Usa, possono mettere i bastoni tra le ruote… a un chitarrista o a chi ama gli strumenti musicali?

Stando a qualche previsione economica i contraccolpi delle bizze dei mercati finanziari colpiscono anche chitarre, bassi, attrezzatura per il suono e perfino i vinili. Cosa sta succedendo e come ce la si può cavare?

Dazi Usa: quali lavoratori della musica potrebbero colpire

Insomma: i dazi imposti dal presidente degli Usa Donald Trump a mezzo mondo rischiano di far tremare anche il comparto della musica.

Ovviamente qui non mi riferisco allo star-system o ai musicisti multi milionari noti a livello mondiale, ma a chi di musica ci vive tutti i giorni.

Appassionati, giovani emergenti, insegnanti, turnisti e via di seguito, che, per continuare a suonare, potrebbero trovarsi a dover sborsare molto di più per strumenti e attrezzature.


Perché sotto attacco potrebbe finire anche il vinile

In questi ultimi anni si è assistito (con gioia, vero?) a un ritorno del disco in vinile.

La trasformazione dal ruolo di cimelio vintage, appannaggio di collezionisti fanatici o nostalgici, fino a quello di protagonista anche per tanti giovani, è sotto gli occhi di tutti, tanto che fioriscono le fiere a tema.

Eppure, sembra incredibile, sotto attacco dei dazi Usa potrebbero finire perfino i dischi in vinile. In che modo?

Dopotutto, la produzione dei vinili non è più massificata, e quindi la catena produttiva dove è stata colpita? Semplicemente nelle materie prime necessarie per creare un disco.

I dazi Usa stanno investendo infatti in pieno il PVC per stampare i vinili (quest’ultimo viene importato da Canada, Messico e paesi asiatici), oltre alla lacca per le matrici, che proviene dal Giappone.

Addirittura non si salvano neppure la carta per copertine e gli inner sleeves. Ci si renderà conto quindi che acquistare un vinile vedrà forse raddoppiare o addirittura triplicare i prezzi al dettaglio.

Come sta il mercato degli strumenti musicali

La brutta notizia è che gli aumenti del vinile sono solo la punta dell’iceberg.

I dazi Usa sulle importazioni stanno già causando la perdita del sonno agli ad delle aziende che fabbricano strumenti musicali e accessori.

Chitarre, bassi, batterie, pianoforti, microfoni e amplificatori – e tutto ciò che serve per suonare dal vivo o registrare – potrebbero diventare perciò molto più costosi.

Quelli che stanno meglio per ora, a detta delle previsioni, sono i professionisti che lavorano con strumenti custom made, meglio se creati negli Usa.

Chi invece se la vedrà nera saranno coloro che puntano su un pubblico internazionale, e che utilizzano modelli base e già assemblati. In questo caso pare che le conseguenze non saranno rosee.


Cosa fare: tieni sempre d’occhio i prezzi

Certo non è affatto facile prepararsi un piano, anche di risparmio, se un giorno il presidente Trump impone i dazi e quello dopo li sospende per tre mesi.

E chissà quante cose ancora cambieranno! Pianificare investimenti, produzioni e logistica diventa comprensibilmente complicato.

Perché sì, certo, quello della musica è un settore apparentemente anarchico, ma l’industria che vi ruota intorno necessita di programmi, progetti e basi economiche solide.

Se dunque le decisioni politiche si basano sugli umori del giorno tutto diventa un’impresa, una sorta di montagna da scalare!

Quello che posso consigliarti quindi se sei un musicista o un semplice appassionato, è di tenere d’occhio i prezzi.

I produttori o i rivenditori dovranno invece essere pronti a navigare a vista tra dazi Usa, aumenti di costi e cambi di strategia. Perché sì, la musica è fatta di emozione, talento e passione… ma anche di logistica, materie prime e tariffe doganali.

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