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Buskers: chi sono i musicisti on the road?

Pensi di avere una bella voce, presenza scenica e suoni uno strumento? Allora è il momento di scendere in strada e farti notare! Ecco perché fare i buskers è la mossa che può fare al tuo caso.

Buskers o musicisti di strada: perché può essere un’idea provarci

Metto subito le cose in chiaro: se pensi che fare i buskers sia solo roba da hippie o da musicisti un po’ sfigati che hanno bisogno di spiccioli per comprarsi un panino, allora non ci siamo.

Fare i buskers, ovvero gli artisti di strada, è invece oggi una vera palestra di performance, per allenarsi a esibirsi su un palco a cielo aperto.

E se ci sai fare potresti anche portare a casa discrete cifre.

Una curiosità: la parola “busking” deriva dall’inglese Ottocentesco. A quell’epoca infatti Londra era piena di suonatori e musicisti di strada, e da qui il modo di dire.

Va detto però che gli artisti ambulanti esistono da sempre: sono le prime vere rockstar, gli antenati degli indie. Perciò, se stai pensando solo a una sorta di genere folk non è così.

Si tratta di un modo concreto e potente per farti conoscere, costruire pubblico e, perché no, guadagnarti qualche soldo.

In Italia in tempi recenti anche i Maneskin, piacciano o meno, hanno cominciato in questo modo, e poi sono arrivati ai vertici del glam e dello star system musicale!

Suonare in strada è più di un semplice “sfizio”

Certo, l’idea di metterti a suonare per sconosciuti che magari passano senza degnarti di uno sguardo non è proprio il massimo per l’autostima. Ma il bello, se ci pensi, è proprio questo: cogliere la sfida.

Psicologicamente può essere un ottimo banco di prova: perché suonare in strada ti mette a nudo, ti insegna a “leggere la gente”, a gestire l’imprevisto e adattare il tuo sound al rumore del mondo.

Puoi pensarla anche come un talent show, ma senza giudici o verdetti.

Se non conquisti immediatamente potrai rifarti il giorno dopo. Quello che è certo è che ogni esibizione da busker regala qualcosa: esperienza, feedback, qualche euro e, soprattutto, nuovi follower.

E poi, diciamolo: vuoi mettere il gusto di vedere uno sconosciuto fermarsi, sorridere e farti un video mentre suoni la tua hit? È come ricevere un like nella vita reale, ma più intenso proprio perché vero.


Qual è l’attrezzatura giusta per fare il busker

La bellezza del busking è che si può iniziare con poco. Chitarra, o un altro strumento, una buona voce e un pizzico di coraggio per affrontare il pubblico, ed è fatta.

Se poi vuoi spingerti oltre puoi procurarti un amplificatore portatile, un pedale effetto e magari un microfono, ma non è obbligatorio, dipende da te.

A dirla tutta, più sei essenziale, più risulterai autentico. E se il pubblico sente la tua verità, stai pur certo che si fermerà ad ascoltarti.

Un consiglio che può tornare utile: porta con te qualche biglietto da visita o volantini con il tuo nome d’arte, Instagram, Spotify, TikTok etc. La gente ama sapere chi sei, seguirti. Non c’è bisogno di spendere molto, puoi creare il kit indispensabile anche con programmi grafici a casa.

Servono dei permessi per fare busking?

Per essere buskers purtroppo la risposta è sì. In Italia suonare per strada non è sempre semplice come dire: “esco e suono”. Ogni città ha le sue regole, i suoi permessi, le sue zone franche o off-limits.

La chiave? Informati prima, sempre. Una telefonata al Comune, una visita al sito ufficiale, un messaggio a qualche altro musicista della zona, e sei già a metà dell’opera. Rispetta le regole, evita sempre il volume troppo alto e mostra rispetto per chi ti ascolta. La strada è libera, ma non è una giungla.


Tirando le somme sulla musica di strada

Abbiamo capito quindi che mettersi alla prova come buskers può essere un vero e proprio laboratorio di creatività.

Guardala come un’opportunità di connessione, un modo per testare i tuoi brani su un pubblico vero, fatto di persone che non ti conoscono e che quindi non hanno motivo di mentirti.

Se piaci, lo capisci. E se non piaci, lo capisci ancora più in fretta. Ma ogni applauso, ogni sorriso, ogni centesimo lasciato nel cappello è un micro-traguardo verso qualcosa di più grande.

Tentare non costa nulla: male che vada tra cinque anni, anche se non hai sfondato, potresti ricordare con piacere i tuoi giorni da musicista di strada con una chitarra in mano e un capannello di curiosi che ti ascoltano.

Nel dubbio, accorda la chitarra e scendi in strada.

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