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Autotune: come usarlo da vero PRO

Autotune: se leggi questo blog si presuppone che tu sappia cosa sia. E, a scanso di equivoci, vogliamo subito fare chiarezza: per noi l’autotune NON è il male.

No, nessun discorso sulla fine della musica vera, su roba da TikTok e trapper senza alcun talento artistico e bla bla.

Possiamo considerarlo una specie di arma segreta. Vogliamo dire una bacchetta magica digitale? Diciamolo pure. È senz’altro uno strumento utilissimo che però, come tutti gli strumenti, deve essere saputo usare.

Perché da grandi plugin derivano grandi responsabilità.

Sai qual è il segreto del suono da cyborg?

La prima cosa che colpisce chi conosce l’autotune solo da profani è quel suono super robotico che rende ogni canzone un tantino futuristica. Per intenderci, quello è l’effetto che ha reso famosi T-Pain, Kanye West e un’intera generazione di artisti.

Sai però chi è stata una delle prime a usarlo? Ebbene sì, è stata Cher. Non l’avresti mai detto, vero? Eppure, in Believe del 1998 l’autotune c’è eccome, a dimostrazione che non è solo strumento per Gen Z.


Retune e Flex-Tune: quali sono le differenze

Tra i controlli chiave dell’Autotune c’è sicuramente il Retune Speed. Si tratta di una possibilità che il plugin ti dà di “aggiustare” una nota stonata. Con questo tool puoi regolare la velocità di correzione.

Se lo imposti in modalità veloce potrai ottenere l’effetto T-Pain style: voce meccanica e ultra controllata. Programmato in maniera soft ti dà invece una correzione più naturale.

È un po’ come scegliere tra parrucchiere e Photoshop: entrambi sistemano, ma con stili molto diversi.

Se invece parliamo di Flex-Tune vuol dire che sei già padrone/a della tua voce e hai bisogno giusto di un ritocchino veloce. La tua voce resta, ma viene solo enfatizzata e migliorata.

È perfetto se cerchi un equilibrio tra umano e digitale.

Autotune, Humanize e vibrato: come creare colpi di classe

Se ci pensi bene quello dell’autotune è un lavoro di tutto rispetto: ascolta la tua voce, la spezzetta in micro-frammenti e li confronta con le note giuste di una scala musicale.

Se sei calante o sfori con acuti troppo in su, lui interviene. E lo fa con scienza, e secondo impostazioni ben precise. Va considerato una sorta di correttore automatico, ma per le note invece che per i messaggi.

Per distinguerti e creare dei colpi di classe puoi utilizzare i tools Humanize o Natural Vibrato.

Il primo è quel controllo che toglie artificiosità e come dice la parola stessa, “umanizza”. Aggiunge naturalezza alla performance.

Il Natural Vibrato è invece un parametro che lascia intatto (o simula) il vibrato originale del cantante. Una vera chicca da nerd musicali col cuore.


Quanto è davvero diffuso l’autotune?

Anche se nessuno lo dice, l’uso dell’autotune non è solo confinato alla musica trap. Anche quelli che fanno finta di “registrare tutto in presa diretta” lo usano. Perfino gli indie!

Basti pensare che Billie Eilish, che non ha certo bisogno di Autotune per cantare bene, lo usa per dare alla sua voce quel tocco glitch, fatto apposta per dare l’impressione di una musica lontana.

Insomma, non è questione di cantare bene o male: è uno strumento artistico. E come ogni strumento, va saputo usare.

Del resto, parliamo di un aiuto che i musicisti conoscono da quasi trent’anni, non da ieri. Nel 1997, Antares Audio Technologies crea infatti questa genialata: un software per correggere l’intonazione.

Doveva essere solo una cosa tecnica. Ma gli artisti ci hanno messo lo zampino e l’hanno trasformato in uno stile. Da lì il boom. Prima Cher, come dicevamo, poi Kanye, poi T-Pain, poi il mondo.

Cosa serve per iniziare a fare musica pro con Autotune

Potresti pensare a un investimento da migliaia e migliaia di euro per cominciare a far musica di un certo livello con Autotune. In realtà non è affatto così. Ti bastano un microfono decente, un’interfaccia audio e un plugin (ce ne sono tanti, anche gratuiti o economici).

Scarica, installa, gioca con i parametri e – soprattutto – non aver paura di sperimentare. Buttati e vedrai che il risultato ti sorprenderà.

Insomma, l’Autotune è come la panna montata sul cappuccino: non è obbligatoria, ma se la sai dosare, ti cambia la giornata.

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