Magazine

Quando l’autotune fa miracoli

Per chi non lo sapesse, l’autotune è un software di correzione vocale che aiuta a mantenere le note giuste anche quando la voce decide di fare di testa sua.

È stato originariamente pensato per piccole correzioni, ma negli ultimi anni è diventato una vera e propria “star” del sound moderno, usato non solo per correggere, ma anche per creare effetti vocali unici. Sul palco, invece, diventa una sorta di supereroe, pronto a intervenire quando la tensione, l’emozione o semplicemente una brutta giornata possono colpire anche i più grandi artisti.

Prendiamo ad esempio Britney Spears: una performer incredibile, conosciuta per le sue coreografie esplosive e i suoi show spettacolari.

Ma ballare così tanto e mantenere una voce perfetta non è facile per nessuno. Ed è qui che entra in gioco l’autotune. Durante i suoi concerti, specialmente agli inizi degli anni 2000, Britney è stata spesso supportata da questo prezioso alleato, che le ha permesso di esibirsi senza che qualche piccola nota stonata rovinasse l’esperienza dei suoi fan.

Anche Katy Perry ha avuto qualche “aiutino” in certi concerti. Uno degli episodi più ricordati è la sua esibizione di “Roar”, dove l’autotune ha fatto un grande lavoro nel mantenere le note giuste, ma qualche piccola sbavatura è comunque sfuggita. Senza l’autotune, però, la performance avrebbe potuto diventare davvero complicata, dimostrando che anche le pop star hanno i loro “giorni no”.

Quando si parla di autotune, è impossibile non citare T-Pain, l’artista che ha trasformato questa tecnologia in uno stile musicale vero e proprio.

Tuttavia, anche lui ha avuto i suoi momenti critici sul palco. In un’esibizione dal vivo, il sistema di autotune ha smesso di funzionare correttamente, mostrando una voce ben diversa da quella che i fan erano abituati a sentire.

Quando l’autotune non basta

Ci sono però casi in cui nemmeno l’autotune riesce a salvare la giornata. Un esempio ormai leggendario è la performance di Mariah Carey durante il Capodanno a Times Square nel 2016. Problemi tecnici e la mancanza di un efficace supporto vocale hanno trasformato la sua esibizione in uno degli episodi più chiacchierati dell’anno. In quel caso, nessuna correzione poteva salvare l’esibizione, e Mariah ha dovuto affrontare uno dei momenti più imbarazzanti della sua carriera.

Un’altra esibizione diventata famosa è quella di Ashley Simpson al “Saturday Night Live”. In quel caso, l’autotune non riuscì a coprire un errore di sincronizzazione con la traccia vocale, rivelando che stava usando il playback.

Il risultato? Un piccolo momento di panico e una danza improvvisata sul palco, che ancora oggi viene ricordata come uno dei momenti più imbarazzanti dello show.

L’autotune: Un alleato o un nemico?

Come abbiamo visto, l’autotune può fare la differenza tra una performance memorabile e un disastro.

Il dibattito sull’utilizzo e/o dell’abuso di questa tecnoogia non accenna a diminuire, e questo è un bene, perché confrontarsi sulle idee è un modo per migliorare professionalmente.

La verità è però semplice, ovvero che l’autotune è solo uno strumento!

Può essere usato per migliorare una performance o per creare effetti stilistici, ma non può fare miracoli.

Un artista, che piaccia o no, si rivolge ad un proprio pubblico e questo lo seguirà independentemente dall’uso di qualsivoglia tecnologia.

In ogni caso, continuerà a essere una parte fondamentale del mondo della musica, sia per chi lo ama, sia per chi lo critica.

Quindi, la prossima volta che guardi un concerto live, potresti chiederti: “Quanta parte di questa performance è ‘reale’ e quanta è merito dell’autotune?” oppure…fregartene totalmente e goderti lo spettacolo 🙂

Mostra altro

Marco Forconi

Musicista da sempre, forte background informatico, lavoro nel settore IT/WEB dal 1995. Ho creato il mio primo sito web nel 1999 e dal 2003 mi occupo di Web Marketing e Comunicazione.
Pulsante per tornare all'inizio