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Promoter musicale: serve davvero?

Notiziona: stai provando a diventare famoso nel settore della musica e qualcuno ti ha fatto capire che forse – ma solo forse, eh – ti servirebbe un promoter musicale.

Ecco, non stiamo qui a fare la scoperta dell’acqua calda, ma vogliamo capire se davvero questa figura può essere utile o se il promoter è l’ennesimo tizio da aggiungere alla tua squadra (composta da te, tuo cugino e un amico che fa il DJ sporadicamente in qualche sagra) e che poi non porterà a niente.

Perciò, vediamoci chiaro.

Cosa fa esattamente un promoter musicale (oltre a dirti che il tuo demo “ha potenziale”?)

Se vogliamo metterla in parole “terra terra”, il promoter musicale è il manager degli eventi.

In pratica: organizza e promuove concerti, scopre talenti nascosti, cerca di riempire locali per eventi e vendere valanghe di biglietti (o almeno ci prova). Ma questo lo sai già.

Quello che forse non sai è che non tutti hanno bisogno di un promoter musicale. Non è una tappa obbligata per tutti i musicisti o performer averne uno, ecco.

Anche perché non lavora gratis: si becca una percentuale dei profitti, che detto tra noi: non è che siano così alti quando ci sono.

Ecco per te il menù completo di quello che il promoter fa DAVVERO!

  • Cerca per te le date live disponibili (perfino il martedì sera nella piazzetta della parrocchia);
  • Prenota i locali;
  • Discute i prezzi dei biglietti con te (ma poi ti ignora e li stabilisce lui, a ca…so);
  • Promuove i tuoi pezzi ovunque (radio, social, nei gruppi WhatsApp della famiglia);
  • Si impegna a coordinare gli staff e i tecnici;
  • Può decidere lui quando farai le prove, da vero despota.

Un promoter musicale è solo un venditore di fumo?

No, questo no. Se il tuo promoter ha fiuto e sa fare il suo lavoro potrà aiutarti molto. Se è scarso invece, ti ritroverai a suonare davanti a tre persone (e una è tua madre).

Ovviamente però se pensi che affidarsi a questo professionista significhi startene con le mani in mano ti sbagli di grosso: dovrai impegnarti anche tu a promuovere un certo evento che ti interessa, per ottenere il massimo dal promoter.

Giù quindi con il pubblicare sui social, spingere gli eventi, rispondere ai commenti su TikTok… insomma, la solita trafila da artista multi-tasking.

Dove si trovano questi fantomatici promoter?

Non esiste un Tinder dei promoter (non ancora almeno). Però puoi:

  • Cercarli su Instagram, LinkedIn, o tra i follower più invadenti nei DM;
  • Mandare mail;
  • Frequentare locali live, infilarti nei backstage e socializzare con lo staff (tipo missione sotto copertura).

Hai visto un concerto che ti ha lasciato a bocca aperta? Trova chi l’ha organizzato e contattalo in modo professionale. Magari ti darà due dritte. O ti dirà di lasciarlo in pace. Tutto fa esperienza.


Perché, alla fine, dovresti (forse) lavorare con un promoter?

Perché da soli è dura farsi notare. Il promoter giusto può portarti da “emergente sconosciuto” a “quello che apre i concerti di qualcuno vagamente famoso”. E poi, magari, ti trovano pure degli ingaggi veri, con cachet e tutto – mica solo birre gratis e pacche sulle spalle.

Tutto ciò ha un costo?

Beh, sì: tutto si paga. E il promoter musicale di solito prende un fisso più una percentuale sui biglietti venduti.

In teoria dovrebbe essere semplice, ma che succede se non vendi nemmeno un biglietto? In questo caso un promoter o scompare oppure potrebbe chiederti di comprarti da solo dieci ticket “per sicurezza”.

Quindi valuta bene:

  • Hai un pubblico reale o solo una manciata di amici che ti mettono like?
  • Hai modo di coprire le spese iniziali senza vendere un rene?

Perché sì, il promoter giusto può credere in te… ma anche lui deve mangiare.

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