Il debutto di Loomi J, tra electro-pop ipnotico, estetica cyber-noir e zero convenzioni, non passa affatto inosservato!
Con il suo primo singolo, l’artista manda un chiaro messaggio all’universo musicale. E non lo fa da solo, ma con un’altra emergente: Aivi. Parliamo perciò di un esordio che non chiede il permesso a nessuno.
Lo si vede tutti i giorni: c’è chi esordisce con calma, chi prende le misure. E poi ci sono artisti come Loomi J, che entrano nella scena musicale alla stregua di una folgorazione.
Con We Play, il suo primo singolo – già in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme dal 13 giugno – non è da solo. Insieme a lui c’è infatti la voce eterea, ma potente e con un suo proprio groove, della cantante Aivi. Loomi J firma un brano che non assomiglia a nulla di quello che si ascolta ultimamente e che le produzioni stanno sfornando.
Il debutto di Loomi J: cosa colpisce del singolo “We Play”
Occorre dimenticare la solita strofa-ritornello: qui si viaggia a onde sonore, con un beat che pulsa nelle vene e una struttura che sembra respirare da sola. Per certi versi il debutto di Loomi J sembra rievocare alcune atmosfere anni ’80 della disco più underground.
Il pezzo nasce nei PPG Studios di Pierpaolo Guerrini, nel cuore della Toscana.
Per choi non lo sapesse, Pierpaolo Guerrini (che abbiamo intervistato qui) è uno dei collaboratori storici di Andrea Bocelli.
Basterebbe solo questo a garanzia di qualità, frutto del lavoro di grandi professionisti nella progettazione e costruzione di studi di registrazione. Come dicevo su, già a un primo ascolto si sprigiona tutto il potenziale di Loomi J in una miscela super contemporanea: synthwave, deep house, qualche eco UK garage e una spolverata di electro-pop che ti aggancia e non ti molla.
Il risultato? Una traccia che ti fa ballare sì, ma soprattutto ti cattura in una bolla dove ogni suono ha un’anima. We Play è un singolo che non ha il semplice obiettivo di piacerti. Vuole cambiarti i battiti.
Il videoclip di We Play: tra luci a neon e action movie
E se il brano accende i neuroni, il video stacca la spina dal mondo, calandoti in un universo parallelo. Diretto da Luca Patrone di FludiVision e prodotto da due nomi che sembrano usciti da un graphic novel, Vitali Victorovick e Zsambor Örkeny, il videoclip di We Play è un’esperienza visiva in stile cyber-noir che sembra più un film d’azione che un video musicale. Luci al neon, atmosfere alla Blade Runner e una narrazione che viaggia tra mistero e adrenalina, spinta da una regia curata al millimetro.
Effetti VFX, riprese cinematiche e una tensione costante trasformano ogni secondo in una piccola scossa elettrica. Non è un video da mettere in sottofondo mentre lavi i piatti, per capirci: We Play vuole i tuoi occhi, le tue orecchie e, se possibile, anche la tua attenzione totale. Loomi J ha chiarito fin da subito una cosa: qui non si gioca per partecipare. Si gioca per creare una dimensione nuova, ibrida, sensoriale. E ci riesce alla grande.
Ma chi è Loomi J?
E questa è, come si diceva una volta, una bella domanda. Perché Loomi J non è uno di quegli artisti che ti raccontano vita, morte e miracoli in un’intervista Zoom con i poster dietro. Anzi: l’identità di Loomi J è sfocata, volutamente vaga. Poche foto, nessuna biografia ufficiale, solo frasi criptiche sparse tra social e musica. Tipo questa:
“We don’t perform. We channel.” Non siamo qui per farci vedere, siamo qui per far passare qualcosa. O ancora: “Loomi J is not someone. It’s something.”
Il debutto di Loomi J nasce da un percorso musicale europeo che si snoda tra Londra, Parigi e Varsavia, dove Loomi J incontra la magnetica Aivi in un club che sembra uscito da un sogno psichedelico. Insieme iniziano a creare qualcosa che va oltre la semplice collaborazione: We Play è la prova vivente – o meglio, pulsante – di come si può far convivere sperimentazione, elettronica e narrazione.
La passione per la musica, però, ha radici più intime. A dodici anni, Loomi J riceve dal nonno un giradischi, ed è lì che scatta la scintilla. Il tempo passa e i vinili si moltiplicano fino a riempire una stanza intera, trasformata oggi in una sorta di tempio analogico in cui Loomi invita gli amici ad ascoltare, scoprire, perdersi. Questo amore per la materia sonora – ruvida, vissuta, reale – convive con un’estetica elettronica iper-moderna, in un mix che non segue le mode ma crea mondi.
E alla fine, è questo il punto: Loomi J non vuole essere capito. Vuole essere vissuto. We Play è solo l’inizio di un viaggio che ci porterà in territori ancora inesplorati della musica contemporanea. Niente facili etichette. Solo battiti, visioni e un bel po’ di mistero.





