Estate 2025 senza tormentoni: Claudio Cecchetto spiega il perché

L’estate 2025 non ha ancora trovato il suo “ritornello-magnetico” capace di attraversare radio, social e spiagge: ma è davvero una mancanza?
Oppure è semplicemente il segno che viviamo immersi in un patrimonio musicale già ricchissimo, dove il nuovo deve fare i conti con giganti del passato?
Claudio Cecchetto, che negli anni ha firmato e lanciato decine di successi popolari, vede la situazione in modo chiaro: «Finalmente è emerso lo stato reale delle cose: ne abbiamo tanti di tormentoni, ma li abbiamo già. E sono ancora fortissimi».
Non è un caso che Vamos a la playa, a 42 anni dalla sua uscita, faccia ancora ballare intere piste. O che People From Ibiza e Gioca Jouer, dati per “usa e getta” all’epoca, siano oggi piccoli classici.
Queste canzoni hanno superato la prova del tempo, trasformandosi da fenomeni stagionali a veri evergreen.
Il punto è che il repertorio storico a disposizione di un DJ oggi è enorme.
In una festa, dal piccolo evento privato al grande festival, basta sfiorare il vinile (o il tasto “play” di una playlist) per scatenare il pubblico. In questo contesto, la “necessità” di un nuovo tormentone si riduce.
Cecchetto ricorda che anche l’ultimo vero exploit estivo — Sesso e Samba di Tony Effe e Gaia — si colloca in un panorama già saturo, e non perché manchino i talenti, ma perché ogni nuovo brano deve competere con un archivio sonoro di qualità, stratificato negli anni.
Secondo lui, è anche cambiato il momento in cui si sceglie di lanciare un brano:
«Se un artista scrive una canzone davvero forte, può decidere di farla uscire quando vuole. Non è obbligato a puntare sulla stagione estiva. A volte è più sensato aspettare un palco come Sanremo».
In fondo, forse non è l’estate ad aver perso il suo fascino, ma il mercato musicale ad aver cambiato ritmo.
E la vera domanda diventa: vogliamo davvero un tormentone “nuovo” ogni anno, o ci basta — e ci piace — continuare a cantare quelli che conosciamo già a memoria?
Articolo rielaborato a partire dall’intervista di Claudio Cecchetto pubblicata dal Corriere di Bologna, proprietario dei contenuti originali.




