Intervista con Luciano Zanoni

Luciano Zanoni, nato a Roma il 22 Ottobre 1976, ha iniziato a suonare all’età di 4 anni, dedicandosi inizialmente all’organo e successivamente al pianoforte classico.
Laureato in ingegneria informatica con una tesi focalizzata sulla sintesi a modelli fisici di strumenti a fiato, e già programmatore DSP presso ZP Engineering, è oggi Product Specialist di MidiWare, dove utilizza prodotti Moog, Arturia, Novation, Looptrotter, SSL e sE Electronics.
In qualità di tastierista ha lavorato. fatto tour con Riccardo Cocciante, Fiorella Mannoia (vedi foto), Noemi e molti altri.

Dal 2020 lavora con il M° Leonardo De Amicis in qualità di tastierista programmatore, partecipando come tastierista dell’orchestra nelle edizioni del Festival Di Sanremo e Sanremo Giovani
Versione testuale integrale
Benvenuto Luciano Zanoni, grazie per essere qui.
Ciao a tutti, ciao Marco, grazie di questo invito che ha avuto una premessa durante Musica dove ci siamo conosciuti, è stato un piacere. Mi fa ridere questa cosa delle due tastiere perché effettivamente sono due keyboard. La tastiera, la prima che hai fatto vedere, fa parte proprio del lavoro di tutti I giorni di qualunque musicista perché il computer oggi è uno strumento quasi indispensabile, a volte più importante dello strumento stesso perché magari è lì dove si produce, si lavorano le parti magari registrate in cinque minuti che poi richiedono invece tante ore di ragionamento e di tagliacucci come si dice.
Ne parleremo di questo assolutamente. Io non vorrei stendere lodi perché sennò sembra che sono qua a fare il lacché della situazione ma insomma ovviamente tu sei un musicista di alto livello, sei un professionista di alto livello, lo dimostrano le cose che hai fatto nel tempo e ancora oggi. Prima della diretta mi dicevi che anche quest’anno sarai nuovamente sul palco dell’Ariston per il Festival di San Remo, tocchi la tua quinta edizione mi hai detto?
E quindi insomma come ti dicevo anche privatamente, lo ripeto pubblicamente, non sono cose che si guadagnano così perché è passata una ventata dalla finestra. Una volta può capitare ma cinque conferme vuol dire che si comincia a lavorare con gente che sa veramente veramente cosa fa, ma a questa aggiungerei, anzi vorrei che tu aggiungessi per quelli che non ti conoscono un po’ delle tue collaborazioni.
Sicuramente quella dell’anno scorso di Riccardo Cocciante è stata sicuramente un’ottima opportunità come quella di lavorare con altri artisti. Una delle prime esperienze belle è stata con Fiorella Mannoia, che ricordo con molto affetto per tutta la sua persona, oltre che l’artista che è. Poi c’è stata Noemi, Roberto Ciotti, I due dei gemelli diversi, Barbara Cola, insomma c’è un sacco di artisti.
Negli ultimi anni diciamo che poi la televisione, ovviamente, nelle varie trasmissioni, perché poi mi sono avvicinato alle trasmissioni televisive un pochino più avanti e devo dire che è un mondo che mi ha messo anche a contatto con delle situazioni in cui è capitato di suonare veramente per tutti. Facciamo prima di dire forse chi non c’era nelle trasmissioni, perché tra Sanremo, I Ranieri, I Gabbani, anche quando abbiamo fatto Campo Volo quest’anno con Italia, Lox e Emilia a cui hanno partecipato diversi artisti, Zucchero, La Posini, quindi insomma sono situazioni che poi ti mettono nella condizione di poter avere il piacere di accompagnare per qualche pezzo, tre quattro pezzi, artisti che poi a volte accompagnati da alcuni musicisti, per cui è anche un piacere suonare con colleghi che hanno avuto delle belle esperienze, per cui per me c’è sempre da imparare. Diciamo che l’obiettivo che mi sono sempre posto è stato sempre quello di aggiungere un passetto in più al di là di tutto perché poi da ogni artista impari qualcosa, da ogni situazione impari qualcosa e quindi ecco poi nel momento in cui investi soprattutto su te stesso dal punto di vista artistico musicale, di attrezzature, di competenze.
Poi ovviamente se ci sono le possibilità poi in realtà succede che riesci a fare uno step ulteriore. Le possibilità
e le competenze non dimentichiamolo mai, le competenze non vanno mai dimenticate perché altrimenti si va poco lontano. Tu mi hai citato Zucchero, a me però non è sfuggita una cosa di cui tu mi hai parlato quando ho avuto il piacere di conoscerti a Roma e ti vorrei fare vedere un piccolo video.
(video della partecipazione al concerto di Zucchero suonando l’intro di “Diavolo in me)”
che ridere!
Poi io nel frattempo guardavo…
Guarda, ci sono delle volte, a parte che io suonavo questo pezzo ogni tanto buttavo un occhio a Nicola Peruc che è il pianista, il tastierista di Zucchero,
Sì sì, quell’organo che stava suonando ero io, però no, mi stavo ricordando insomma la situazione e il momento. Però la cosa bella, quando io ho scritto poi ho scritto un post sui social in merito a questo intro di organo, è che capita a tutti quelli che fanno questo mestiere, secondo me, quel momento in cui tu suoni quella cosa che magari hai suonato, adesso in particolare l’intro di Diavolo in me è una delle cose, però a me è capitato anche di suonare una volta con un’orchestra I violini di I Will Survive con Gloria Gaynor, per cui ci sono quei momenti in cui tu suoni quelle cose con quelli veri.
La cosa divertente è quando tu suoni alcune cose che magari hai suonato in situazioni cover band o altre situazioni nei locali o comunque con I contesti diversi ma anche magari in televisione con qualcuno che ha fatto una cover e ti capita di suonarlo poi nella situazione vera e questa cosa a me diverte sempre tanto perché c’è quel link tra quando tu cresci, sei bambino e poi suoni quel pezzo.
Io ricordo quello che le donne non dicono, all’inizio quando si suonava con amici o cose del genere, si suonava quel brano, si cantava con gli amici si faceva sempre quella schitarrata di cui alcune canzoni erano sempre più bravissime E quando poi ti trovi su quel palco e lo stai suonando con lei che canta, ti prende un colpo.
Quando suoni con lei quelle cose che non dicono, piuttosto che il mare d’inverno con la Berte, piuttosto che bella senza anima con Cocciante.
Sono cose che a me, quando ho suonato con Raf, dove ho sostituito il bravissimo Maurizio Campo, un musicista pazzesco che ha fatto anche lui Sanremo.
alla fine cerco sempre di non dimenticarmi che grande che grande fascino ha questo circo della musica, del musicista. Non affronto mai un lavoro con una sorta di… Timbro il cartellino, entro, suono con chi suona e poi me ne vado.
È bello mantenere un po’ di romanticismo in questo senso.
Ti rubo questa ultima frase che hai detto perché si aggancia in maniera perfetta con quello che noi sosteniamo con la cooperativa di Birsi da tanti anni, cioè il fatto che noi abbiamo anche I famosi braccialetti con music is my job, quindi non ci scordiamo che spesso e potentieri è un lavoro e come tale va considerato con tutti gli annessi e connessi cioè al di là poi della passione al di là di qualsiasi cosa bisogna dire ragionalmente questo è un lavoro e va preso come tale come tu mi accennavi prima di iniziare la diretta è importante anche avere la capacità di gestione di quello che viene fatto da un musicista? DLLM
C’è chiaro di fare una sorta di analisi di profilo di quella che è la varietà di situazioni che si possono incontrare nell’ambito della musica, poi se andiamo ad abbracciare anche il discorso amatoriale è sicuramente molto complicato.
Quello che posso dire da questo punto di vista, da quello che ho visto io poi passando attraverso varie fasi della mia carriera, in cui magari sono partito quando avevo 20 anni, 18 anni come tanti, che si suonava molto di più nei locali, c’erano molti più locali dove si suonava e poi piano piano ovviamente fai degli step diversi quando inizi a fare un po’ di carriera quindi magari ti concentri più su altre realtà.
I problemi che ci sono in Italia lo sappiamo quali sono, credo che ci sia di base una poca volontà di condivisione da parte dei professionisti, nel senso che ognuno pensa a sé, questa è la realtà e non ci sono delle regolamentazioni anche per quanto riguarda il discorso delle paghe, cioè ci sono delle situazioni in cui io mi sono trovato in difficoltà con dei cashè che sono proposti per dei tour e comunque poi c’è qualcuno che va a suonare. Quindi una delle prime cose fondamentali è che la mancanza di regolamentazione è una sorta di listino che vada a tutelare la professionalità della persona, che ogni volta non si debba combattere.
Sì, ci può stare un margine di trattativa, però ci deve stare anche una sorta di quota base che comunque non deve essere sforata sotto sopra e quindi in quel caso tu devi anche offrire una prestazione professionale che sia adeguata a quello che è il prezzo. Però non posso fare uno stadio a 500 euro, a 700 euro, a 800 euro. Se faccio uno stadio devo guadagnare come musicista magari 1500 euro, 2000 euro.
Non dimentichiamoci cosa vuol dire preparare uno stadio. Poi soprattutto,
visto che stiamo parlando con una cooperativa, io ovviamente spero che molti sappiano cosa vuol dire pagare l’IMSS, pagare l’Empalz, pagare il ritenuto da conto, versare l’IVA se sei un libero professionista, stiamo parlando comunque del fatto che ogni cachet che viene battuito all’ordine dell’agenzia viene decurtato alla fine del 40%, considerando che quando uno sta in giro non è che I soldi non escono tra una cosa e l’altra, quindi tra caffè, autogrill… queste sono delle realtà su cui poi si riflette fino a un certo punto, perché è chiaro che quando alla fine si fanno dei tour comunque grossi, se hanno una trentina di date, si mettono in tasca magari 15 mila euro, 16 mila euro, più tutti gli altri proventi, è chiaro che chi comunque sta in un certo tipo di dinamiche si può anche disinteressare di certe problematiche, però è pur vero che oggi tanti colleghi si lamentano il fatto che ci sono realtà dove si va a suonare magari a pochi soldi, dove tu consideri che quando si fa un tour, che generalmente si suona in giro per Italia, magari suoni il sabato e poi torni la domenica.
Quindi se tu hai un cachet di anche 400 euro lorde, devi togliere XYZ per cui arriviamo a 250 euro che ti metti in tasca, diviso due sono 125 euro al giorno.
Quindi voglio dire tu stai per far fuori magari dall’ora del pranzo del sabato, tu praticamente fai una prestazione, magari hai suonato con un artista che ha un nome, hai fatto tutto e dici sto suonando con…
E guadagni meno di quello che sta lavorando da McDonald’s.
Questa cosa qui, considerando poi che comunque il lavoro del musicista non è un lavoro che ti ha delle certezze, non è che sei un dipendente che in qualche modo sa che guadagnerà, perché capita a tutti che ci sono dei momenti in cui lavori di più e dei momenti in cui lavori di meno.
Ormai non lo mettiamo in conto tutti, io ad esempio quest’anno non ho fatto un tour, voglio dire, uno dice ma come non sei stato in tour?
Nessuno mi ha chiamato, non serviva un Luciano Zanoni pianista, tastierista, programmatore che ha fatto questo, ha fatto quello, ha suonato questo, in tutti I tour che hanno fatto in Italia è possibile che non c’era uno che ha pensato che non aveva ragione?
No, ma io non è che dico oddio che c’è successo, io le faccio dire che è un effecto che fa parte del gioco, fa parte del gioco che l’anno prima stai in tour, fai uno dei tour più belli che c’è stato in Italia con Conciante e l’anno dopo stai a casa. Io sono stato a casa quindi voglio dire da questo punto di vista…
Le dinamiche poi è difficile riuscire…
Però ecco voglio dire che queste cose possono accadere a qualunque musicista, a meno che non ti attacchi al telefono e chiami tutti, fino a che poi apri la rubrica del telefono e chiami tutti per cercare quello che poi alla fine c’è a quel tour, ragazzi bravo che mi hai chiamato, ma magari alla fine a me non andava neanche di farlo. Quindi il discorso è che questo mestiere è un mestiere dove bisogna essere in grado di valutare tutte le situazioni perché non c’è di fatto una regolamentazione, una tutela che fa sì che poi ci sia una sorta di tutela, che diventa quella anche di gestire dei cachet, che diventa quella di gestire una condivisione di professionalità in modo tale che poi salga sul palco chi magari è preparato per poter accompagnare un certo tipo di artisti, cosa che oggi accade più o meno, anche perché poi effettivamente anche la gestione artistica oggi in Italia è una gestione un po’ diversa, molto più fast food, cotta e mangiata, quindi c’è una serie di aspetti. Fare musicista oggi può essere difficile perché ci sono degli sbocchi, sicuramente meno possibilità di suonare dal vivo e purtroppo una grande difficoltà a creare un’unica identità musicale dove ci si possa in qualche modo unire.
La realtà che c’è in Italia è una realtà di gruppi di musicisti, ci sono delle squadre come se ci fosse Roma, Juve, Napoli, Milan, ci sono dei gruppi di musicisti, dei maestri, ci sono vari team di lavoro che si organizzano il lavoro, cercano di autoalimentare il lavoro in modo tale che tutti possano lavorare in certe situazioni, quindi ci sono I musicisti di Milano, di Roma, del Sud, ci sono le produzioni di un maestro, di un altro e un pochino si cerca di lavorare in questo modo, però sicuramente una tutela che sopra a tutte queste comunità di musicisti, di professionisti, ce ne sono veramente tanti e molto preparati che comunque in qualche modo avvolgono tutti quanti in una tutela che sia una tutela anche a livello previdenziale, che sia una tutela a livello anche dei momenti in cui magari un musicista ha delle difficoltà economiche che ci può stare, ci sono tanti studi che chiudono, tanta gente che vende roba che aveva comprato prima perché non riesce più a mantenere una realtà di un studio, perché oggi lo studio non va più, quindi ci sono molte produzioni casalinghe, ci sono molte produzioni con un desk, un computer, due casse, quindi non ci sono più grandi studi che lavorano come prima, quindi I grandi studi hanno materiale magari scadente, adesso soprattutto c’è un ragazzetto che ha un computer in intelligenza artificiale che risolvono tutto, c’è un problema molto importante legato all’intelligenza artificiale di cui non si sta preoccupando nessuno, I doppiatori già stanno facendo interrogazioni parlamentari perché gli fanno leggere un giornale e poi praticamente la loro voce già può essere utilizzata per fare un doppiaggio senza che loro ne sappiano nulla.
Io ho sentito delle produzioni fatte da intelligenza artificiale, di musica, da film, da mettersi paura perché potrebbe essere che tra uno o due anni non sia neanche più un musicista che fa le colonne sonore. Tutte queste cose qui, vedo che se devo fare un ragionamento con la mia parte ingegneristica del cervello, sono tutte situazioni dove ovviamente la tutela legale, la tutela del mestiere del musicista, dell’artista, che secondo me è il musicista che ha qualcosa da dire, perché molto spesso il musicista è quello che suona per, suona cosa di e poi l’artista è quello che ha da dire qualcosa, quindi è il musicista che dice e racconta o la sua vita o qualcosa che vive e quello è ancora un altro aspetto. Quello che io vedo che manca è un’organizzazione a livello ovviamente nazionale di questo mestiere e non sono mai riusciti più di tanto a gestirla, perché poi il musicista è il primo che va dritto per la sua strada, giustamente, e chi riesce nella sua strada è chiaro che è felice così, però in realtà sono quelli che sono riusciti nella loro strada che potrebbero in qualche modo smuovere le cose. Però è pur vero che quando c’è stato il Covid, quando c’è stata la pandemia, ricordiamo che abbiamo visto una marea di artisti che stavano da soli sul palco.
E questo perché poi in pochi hanno veramente aiutato I musicisti nel proprio band, come anche tante volte che capita che vengono cambiate band, vengono cambiate situazioni. Ci sono delle situazioni in cui questo è un mestiere che a volte diventa molto complesso e è chiaro che ripaga con un grande entusiasmo, una grande passione, un grande trasporto emotivo, però facendo un’analisi cinica è abbastanza disorganizzato, abbastanza poco regolamentato e c’è una grande giungla di situazioni che andrebbero un po’ sfoltite, anche tante cose, io mi ricordo I concorsi, quelli finti, del gente che chiamava ragazzi senza alcuna speranza di fare nulla solo per prendere I soldi. C’è tanta zozzeria che secondo me andrebbe tolta perché comunque poi tutto questo secondo me contribuisce a un abbassamento della qualità di quello che si propone. A me piace sentire Bollani che suona, mi piace che ci siano dei ragazzi fantastici che suonano, pianisti pazzeschi, cantanti pazzeschi,
però il problema è che in Italia bisogna dare dignità a questo mestiere, perché il mestiere sembra che lo fa quello che arriva in televisione e fa Winston. In realtà quelli sono dei prodotti pubblicitari, cioè un panino di McDonald è chiaro che lo conosciamo tutti, però non è la cosa più buona che possiamo mangiare.
noi oggi in Italia siamo sottoposti a un martellamento di panini di McDonald’s e dobbiamo tra l’altro, e chi fa l’autore e chi scrive delle cose spesso deve adattarsi a fare un bel panino di McDonald’s a casa invece di fare un bel panino di quelli casarecci, col pane casareccio, dei castelli.
Io vedo oggi questa situazione e ovviamente questo è il lato propositivo, se uno dovesse ragionare su cosa c’è da fare, ci sarebbe un po’ da assestare un po’ di cose, ecco quello che vedo io.
E’ chiaro che poi c’è un’industria che va avanti e che lavora bene, che lavora diciamo cercando di stare al passo dei tempi che ovviamente non sono facili per tutta una serie di motivi socio-culturali che oggi… mi sto dilungando poi questo discorso, quindi fermami e fammi parlare di altro.
Io vedo tanti post di musicisti che con grande soddisfazione dicono e scrivono che andrò a insegnare nel conservatorio di Caltanissetta, sono stato preso nella cattitra di ukulele pop. Adesso il punto è quello che mi domando io ma quanti di questi musicisti l’hanno fatto perché volevano farlo da quando hanno detto io voglio fare musicista voglio insegnare il conservatorio?
Questo succede perché non si suona, Questo succede perché oggi la categoria dei musicisti, per un motivo o per l’altro, ovviamente, nella maggior parte dei casi, è un po’ in deficit. Perché?
Perché non c’è una previdenza, perché non c’è una contrattualizzazione seria, perché è tutto molto aleatorio, perché non c’è una tutela nel caso in cui io rimango magari per un periodo senza lavoro, quindi non c’è una sorta di sussidio che potrebbe essere dato, perché non c’è un riconoscimento della professionalità limitato a quelli che effettivamente sono in una situazione di selezione anche di quelli che poi possono fare questo mestiere.
Quindi cosa succede?
Che in questa situazione qua io se non riesco a avere certezze sul mio futuro faccio l’unica cosa che posso fare per avere questa certezza vado cerco di insegnare in conservatorio ma lo faccio perché non posso fare altro perché non posso suonare perché se mi dicessero : preferisci suonare 200 giorni l’anno o insegnare ai ragazzi a caltanissetta?
Quindi questa fotografia che faccio di tutti questi post social di grande entusiasmo credo che siano uno scenario che fa alimentare di quello che è il modo in cui in Italia viene coltivata la figura del musicista, perché non ci sono gli spazi, non ci sono le condizioni per far sì che la categoria musicale si senta protetta.
il problema è molto importante perché perché nel momento in cui noi andiamo a in qualche modo a dover ammettere una sorta di sconfitta della categoria artistica perché il fatto questo è perché andare a insegnare non significa esprimere un concetto artistico significa che devo in qualche modo pararmi la mia vecchiaia con cercando di raggiungere una pensione con qualcosa che però non è quello che vorrei fare, perché questo è magari non per tutti ma nell’80% dei casi sì.
Allora cosa succede?
Che questo è dal mio punto di vista una cartina torna sole del fatto che poi quando si va a colpire ogni volta l’aspetto culturale di un paese come quello italiano, poi non ci si deve lamentare di quello che succede a livello della produzione musicale, della produzione letteraria, della produzione televisiva, siamo comunque in una situazione nella quale la cultura e il livello culturale non viene spronato, non viene mantenuto e non viene alimentato e coltivato così come dovrebbe. In Italia è un gran peccato perché è una grande traduzione culturale, a parte quella che vediamo passeggiando per le strade tutti I giorni, soprattutto a Roma.
Però questa cosa ci deve far riflettere, perché poi a un certo punto diciamo, ma come?
L’educazione culturale parte anche da una proposta che viene fatta, il fatto che a Roma non ci siano locali per suonare, perché?
Ci sono due dove si può suonare, Perché evidentemente c’è una condizione fiscale, un trattamento fiscale, un trattamento della gestione di questi spazi che non ti permette di avere la possibilità di produrre dei contenuti, non c’è la possibilità di fare musica originale, perché? Perché se non viene gente locale, aiuta, promuovi, dai una spinta.
Ci sono tutte delle situazioni nelle quali poi, alla fine, funzionano delle realtà, per cui tu ti metti addosso 15 tatuaggi e fai una canzone con l’autodiumno e veramente fai più successo perché il lato superficiale di alcuni aspetti estetici che poi attirano meglio, perché è chiaro che vai su TikTok e vedi solamente forme fisiche per non essere più grevi, voglio dire se non si controbatte tutto questo sistema diciamo abbastanza primitivo poi alla fine si finisce con l’abbassare sempre di più il livello.
Certe professionalità e certe eccellenze che abbiamo anche in Italia, devono comunque fare cose che non vorrebbero fare perché non ci sono gli spazi.
- E non ci sono gli spazi.
- Si suona sempre meno.
- Ci sono sempre meno locali.
- Le produzioni sono sempre più ridotte.
Le case discografiche non fanno più nulla praticamente, I tour sono sempre più brevi, le agenzie di booking propongono sempre meno soldi, è una discesa impicchiata, è molto rischioso quello che sta succedendo, perché l’Italia è un paese che ha una grande tradizione, una grande cultura
quando Bollani ha fatto la trasmissione su Rai3 sembrava che improvvisamente fosse rinato Piero Angela, ha detto, oh mio Dio che meraviglia
Però lo mandano in quando?Alle una di notte: ma perché? Mettilo alle 8 e mezza.
Ti fermo un attimo perché non vorrei perdere un pezzetto di una cosa che hai detto durante questa esposizione quando tu hai fatto riferimento a intelligenza artificiale, a situazioni eccetera eccetera
ovviamente le intelligenze artificiali avranno un impatto importante perché chiaramente come ce l’hanno avuto I cellulari un tempo, come ce l’ha avuto internet un altro, questo sarà una terza rivoluzione tecnologica che dovremo capire in che direzione va
Il problema è che quando la rendi disponibile alle masse il discorso cambia tanto. Però fare anche una cosa di questo genere vorrei farti vedere un altro video e poi mi vado ad agganciare a un’altra cosa.
(video di Nancy Vieira che interpreta brano di Vanoni accompagnata al pianoforte da Luciano zanoni)
A me ora dispiace tantissimo doverla interrompere, però ecco, l’ho voluta mettere proprio perché qui c’è la magia della musica, secondo me. C’è un pianoforte a coda, un musicista sensibile, una cantante ovviamente di grande esperienza.
Hai voglia di mettere l’intelligenza artificiale, ma questa cosa qui io penso, spero e soprattutto auspico che non cambi mai.
Allora, guarda, in merito all’intelligenza artificiale ci sono dei problemi pratici, importanti, che vanno affrontati.
Allora, il punto qual è?
Che l’intelligenza artificiale fa questo, cioè prende da dove sei e porta su.
Il problema è importante perché se questo portare su fa sì che io posso portare su chi non è che sta qua ma sta qua, è chiaro che se da qua arrivo qua, se io mi trovo in questa posizione, questo qua mi frega perché magari io non uso l’intelligenza artificiale, il resto qua, quello che è scarso da qua arriva qua e mi frega.
Allora questo gap che è stato colmato dall’intelligenza artificiale e io sto qua e rimango qua perché non voglio utilizzare l’intelligenza artificiale.
E’ questo gap che lui, questa scalata che fa, io come faccio a proteggermi da questa scalata che fa quello che non è capace e arriva sopra di me?
Perché questo è quello che succede.
Perché io non voglio usare l’intelligenza artificiale è chiaro che diventa un problema lavorativo perché quello che è più scarso tra virgolette di me meno preparato con l’intelligenza artificiale può produrre dei contenuti che sono più validi dei miei perché io magari ci metto una settimana a fare una cosa, lui magari in dieci minuti con intelligenza artificiale fa una roba magari più bella perché l’intelligenza artificiale copia a Danz Zimmer e la fa uguale e io opposto questo quesito a proprio a due illuminari che erano lì, chi veniva da Google, chi da Microsoft, chi da Svizzera, chi da CERN, eccetera, io sono scusato, però io in questo ragionamento che avete fatto vedo un problema di fondo che è un problema molto grave, ovvero che la tecnologia porta a voler investire nella tecnologia e non nella preparazione della persona.
Cioè la cosa bella che si faceva e che si dovrebbe fare è che io non devo far sì che se io sto qua e c’è uno più scarso alla fine prendo e porto questo qua perché c’è l’intelligenza artificiale, io dovrei da qua educare e far studiare questa persona per far arrivare sul livello più su del mio, ovvero io devo investire sull’istruzione del chirurgo, non devo investire sulla capacità dell’intelligenza artificiale, quindi siamo di fronte a un grosso problema.
Io dov’è che investo? Nella preparazione delle persone, nella cultura delle persone, nella didattica o inverso nell’intelligenza artificiale e quindi qua si crea un grosso problema proprio etico perché qua sta il problema e soprattutto un’altra cosa, chi è che mi tutela?
Una risposta sta in una parola che noi sentiamo da tempo e che oggi potrebbe essere più importante che mai, che è il diritto d’autore, cioè la tutela di chi è autore dell’opera.
Cosa succede?
Che nel momento in cui io faccio il 20% e l’intelligenza artificiale fa l’80%, I soldi devono andare per l’80% a chi ha programmato l’intelligenza artificiale.
Questa è la cosa importante, cioè la regolamentazione sta nel fatto che va bene che usate l’intelligenza artificiale, però pagate chi ha programmato l’intelligenza artificiale e allora io posso decidere di diventare un programmatore informatico che programma l’intelligenza artificiale perché non conviene più fare né il chirurgo né il compositore, ma questo va regolamentato come nel momento in cui l’intelligenza artificiale usa la mia voce per fare il doppiaggio in firma tu devi dare I soldi a me.
Questa è la cosa importante e questa cosa va regolamentata, cioè questo è il punto, è il nodo.
Io sono rimasto molto colpito fra le altre cose che hai fatto e te lo dissi anche quando ci siamo visti di persona, quando mi hai parlato del tuo tour con Riccardo Cocciante. Perché? Perché probabilmente Cocciante non lo vedi solo come un musicista, lo vedi come uno che per scegliere un musicista ne fa di giri in questo senso. Quindi com’è stata quell’esperienza lì?
Quello che posso dirti è che per quanto riguarda Gocciante, che poi abbiamo suonato con l’orchestra che era diretta dal maestro di Amicis e io ricordo, per farti capire la cosa, una frase di Alfredo Colino che era la batteria, che mi ha sempre divertito questa frase, che mi diceva sempre Lucia, qui in Napoletano, però con un po’ di accento napoletano, io lo faccio in romano, perché per far capire comunque il modo in cui era detto. Quasi uno non ha un po’ di gusto e del buon senso, non appoggia una nota. Questo per dire che era un tour dove si suonava senza click.
A volte c’erano parti in cui facevamo una suite di Notre Dame, lui cantava e io lo accompagnavo al pianoforte, quindi c’era un pianoforte e voce. In questo senso, se non hai una grande attenzione a quello che sta succedendo perché devi seguire lui, lui è l’artista, segui il suo momento, il suo andamento, la sua dinamica.
Se uno non suona in un certo modo, se c’ha timore, se non è… Non metti una nota! Non appoggi una nota!
Tu hai citato sia prima della diretta sia nella diretta quel signore che ti ha accanto qua nella foto e che con il quale mi pare di capire si è installato un rapporto professionale molto speciale, quindi col maestro di amici.
Leonardo De Amicis l’ho conosciuto proprio in occasione della prima edizione di Sanremo mi ha fatto un provino, è venuto nello studio in cui stavo e ci siamo conosciuti, mi ha ascoltato, mi ha provinato e poi mi ha scelto come figura che mancava come plasterista e da lì si è instaurata una collaborazione bellissima, la quale ovviamente io devo tanto, perché è una persona che ha una grandissima carriera, una grande musicalità e è una persona che sa quello che dice e sa quello che fa.
Per lui oggi sono un collaboratore per il quale lui ci serve e ovviamente io ne sono ben contento perché è una bella realtà sempre di qualità.
Luciano, io ti ringrazio perché hai affrontato temi da lavoratore dello spettacolo, non ti sei limitato a parlare di te, di cosa hai fatto, sono io che ti ho più forzato in questo senso, ma sei entrato proprio nello spirito giusto, nello spirito delle cose che noi trattiamo, che portiamo avanti e cerchiamo di darci una strada, una situazione che per noi è importantissima e per cui lavoriamo tutti I santi giorni.
Ecco, sentirlo dire da persone che vivono la musica a livello professionale come te, è una cosa molto molto importante.
Quindi Luciano, davvero grazie mille per essere stato insieme a noi e fai tu il saluto finale.
Io saluto tutti, ringrazio Marco, ringrazio esibirsi la cooperativa, è stato un piacere e alla prossima dai.




