Non avremmo mai voluto scriverlo, eppure anche James Senese se ne è andato. È successo lo scorso 29 ottobre, per delle complicazioni di una polmonite. Artista di riferimento per la musica italiana, era capace di fondere jazz, funk, soul e dialetto napoletano in un linguaggio unico. Esibirsi Magazine non può mancare di omaggiarlo, cercando di raccontare anche ai più giovani la sua musica, la sua evoluzione e l’importanza che ha avuto nel panorama del jazz fusion in Italia.
Le radici e il sax ribelle
James Senese nasce a Napoli il 6 gennaio 1945, nel quartiere di Miano. Sua madre era napoletana (Anna Senese), suo padre un soldato afroamericano della Carolina del Nord, James Smith. Cresciuto in un contesto difficile, Senese trova nel sassofono – iniziato a suonare verso i dodici anni – la via per dare voce al suo doppio essere: figlio del Sud Italia e figlio di una cultura afroamericana.
È in questo inizio che emerge il mix che lo caratterizzerà: ascolti americani (jazz, rhythm & blues, soul) uniti alle radici partenopee e alla voglia di lotta e di liberazione.
«La libertà l’ho pagata su questa mia pelle nera»
è una sua frase che sintetizza bene la sua storia.
Dalle band alle rivoluzioni: Showmen e Napoli Centrale
Negli anni ’60 e primi anni ’70 James Senese entra nelle prime formazioni: con i The Showmen (e successivamente “Showmen 2”) si muove nel rhythm & blues e soul in Italia, facendo esperienza sul palco e costruendo un’identità sonora.
La vera svolta arriva nel 1974-75 con la creazione dei Napoli Centrale insieme a Franco Del Prete. Nella band in cui in futuro avrebbero suonato, tra gli altri, anche Pino Daniele, Joe Amoruso, Tony Esposito, Senese inizia a miscelare il jazz-rock, il funk, il dialetto napoletano e il racconto urbano in un miscuglio esplosivo. Brani come Campagna escono dal solo intrattenimento e diventano denuncia sociale.
In questo modo, James Senese fa entrare il jazz fusion nel lessico italiano, ma con un forte radicamento popolare.
Non jazz fine a sé stesso, ma jazz che parla, che si sporca, che urla.
James Senese solista: contaminazioni e sperimentazioni
Pur mantenendo Napoli Centrale come riferimento, James Senese decide a un certo punto della sua vita di intraprendere la carriera solista nel 1983 con l’album James Senese. Seguono album come Il passo del gigante (1984), Alhambra, Hey James e molti altri, nei quali si vedono chiaramente la voglia di sperimentare (jazz, funk, world music) e al contempo rimanere fedeli alla città e al quartiere.
Durante la carriera collabora con artisti italiani e internazionali (“giganti” come Gil Evans, Ornette Coleman, Art Ensemble of Chicago) e rimane, nello stesso tempo, voce autentica della sua Napoli.
La forza di James Senese sta proprio qui: quando molti artisti scelgono fra ricerca tecnica o popolare, lui ha scelto entrambe, senza compromessi. E ha dimostrato che il jazz fusion non è un genere elitario: può essere urbano, reale, radicato.
Il linguaggio del sax e l’impatto nel jazz fusion italiano
Quando parliamo di James Senese, parliamo di un musicista che ha elevato il sassofono – strumento spesso associato al jazz “difficile” – a voce popolare, comunicativa.
Il suo sax non è solo virtuosismo, è racconto: colpi secchi, fraseggi che respirano Napoli, che respirano funk-groove.
Nel panorama del jazz fusion italiano, in cui spesso si cercava la forma più che il contenuto, lui ha portato contenuto: dialetto, periferia, lavoro, identità.
Del resto, il suo percorso ha fatto da ponte: artisti più giovani che vogliono unire generi, contaminare, attingere dalle radici e guardare avanti, lo citano come riferimento — anche se non sempre esplicitamente. È un’eredità silenziosa, potentissima.
Da dove iniziare per ascoltare James Senese
Per chi vuole scoprire o riscoprire James Senese, ecco alcuni ascolti fondamentali:
- James Senese (1983) – primo album da solista: ottimo punto di partenza per capire la sua cifra sonora.
- Il passo del gigante (1984) – fusion più marcata, intrecci più complessi.
- ‘O sanghe (2016) – con Napoli Centrale, un disco in dialetto, impegno, radici e suono moderno.
- Tutti i primi album di Napoli Centrale, in particolare quello omonimo del 1975: lì il suono esplode.
Ascoltare James Senese significa far entrare nella cuffia un sassofono che ha visto la strada, che ha visto Napoli, che ha visto l’America e ha deciso di restare a raccontare.
Un artista mai retrò ma per sempre vivo
James Senese non era una “icona retrò”: era, ed è, un artista vivo nelle note che restano. Il suo sax non va in pensione. Anche se non lo vedremo più sul palco, la sua musica continuerà a far vibrare Napoli, l’Italia e tutti quelli che vogliono una musica che dica qualcosa.
Spero che questo approfondimento vi abbia fatto venire voglia di premere “play”, di mettere uno dei suoi dischi e lasciarvi trasportare. Perché conoscere James Senese non è solo un tuffo nella storia della musica italiana: è un modo di sentire più forte. E ricordare che, quando parliamo di James Senese, parliamo di libertà, suono, identità: valori che non tramontano mai.




