Come promuovere il proprio progetto artistico

Riproposizione e trascrizione della diretta con Giuliano Biasin e Marco Forconi sulla Promozione Musicale
Giuliano: Siamo in diretta, questa è la terza diretta che facciamo come esibirsi. Le prime due dirette abbiamo parlato di sicurezza, di due generi diversi di sicurezza, una relativa al protocollo Covid, l’altra relativa proprio ai piani di sicurezza per gli eventi, oggi invece ci spostiamo e andiamo su un altro aspetto che coinvolge direttamente gli artisti anche se la maggior parte degli artisti non lo sa o non lo capisce, che è quello della promozione del proprio progetto artistico. Con noi abbiamo il consulente marketing Marco Forconi. Ciao Marco.
Marco: Ciao Giuliano, grazie per l’invito.
Giuliano: A te grazie di aver accettato. Promuovere un progetto artistico spesso si confonde la promozione di un progetto inteso come io faccio musica mia e quindi promuovo I miei brani, che è vero anche quello, ma non è solo quello. La promozione artistica può essere anche fatta da un dj che promuove la propria attività di dj da chi fa intrattenimento nei localini e che vuole allargare o ampliare il proprio seguito di pubblico e anche diventare più appetibile appunto per I per I locali quindi promuove attività artistica sia nei confronti di dei propri clienti diciamo sia nei confronti dei propri seguaci, dei propri fan. Dico bene Marco?
Marco: Dici assolutamente bene , ma aggiungerei una cosa secondo me molto importante, è che spesso, non voglio dire sempre perché sennò sembro sempre quello che fa il cattivo, che mi dicano tu sei troppo cattivo, no non è che sono cattivo, sono realista, si confonde spesso la promozione, cioè o meglio scusami, si associa la parola promozione a diventare famosi, oppure si associa la parola promozione a, nel caso specifico, avere più date.
Non è così che funziona.
Cioè, la promozione è un tassello di quella che è la cosa più importante di tutti che veramente pochissimi artisti fanno, poco importa se è un dj, una band, un cantautore, non cambia assolutamente niente, è che si pensa di partire dall’università. Cioè, mentre a scuola si parte dalle scuole elementari, si va su, quando si parla di musica, se basta che uno sappia cantare o suonare o comunque esibirsi in un certo modo, si pensa subito immediatamente ad arrivare al punto più alto.
E sotto la parola promozione è un umbello in cui viene messo un po’ tutto.
E questo è un grosso errore che porta a tantissime delusioni, porta a buttare via tantissimo tempo, porta a spendere spesso e volentieri molti soldi in cose totalmente inutili e soprattutto inadeguate per un certo tipo di obiettivo, perché se non c’è una strategia di base da seguire è assolutamente inutile pensare di fare promozione. Una vecchia pubblicità diceva “la potenza è nulla senza controllo”… ecco questo è proprio esattamente il caso specifico. Se non hai una strategia è inutile che fai promozioni.
Giuliano: Infatti spesso viene confusa la terminologia marketing con pubblicità, mentre marketing è un insieme di cose che comprende anche la comunicazione pubblicitaria, ma non solo. Quali strategie secondo te, adesso spiegarlo così in quattro parole in un’ora… ad esempio, andiamo sul pratico, un dj non promuove i propri brani perché magari un DJ non è un producer, è stessa cosa per uno che fa piano bar, per dire. Come fa a promuovere la propria figura artistica? Una strategia base base, per capirci.
Marco: Allora, la strategia base base è quella di, prima di tutto, promuoversi, non fare promozione a qualcosa. La prima cosa da fare è promuovere se stessi. Promuovere se stessi non vuol dire né cercare serate, che è un’altra cosa, Non vuol dire buttare fuori I brani uno dietro l’altro che poi le ascoltano I tuoi amici, tua zia e la tua fidanzata, non serve.
Vuol dire fare quello che in termine tecnico si chiama personal branding, cioè devi comunque farti conoscere anche come persona, cioè non sei soltanto uno che fa un certo tipo di musica in un certo modo, ma sei una persona, quindi avrai sicuramente delle passioni, avrai sicuramente delle modalità specifiche di lavoro, ti ispirerai sicuramente a qualcosa, avrai iniziato questo mestiere o questa passione per un motivo specifico, continui a farlo per un altro motivo specifico, saranno successe delle cose in questo… Ci sono tante cose da dire, tante.
Allora la gente in generale, prima ancora di diventare pubblico, ha bisogno di conoscere la persona con cui ha a che fare, ok?
Perché o sei talmente bravo e fortunato che da domani tu metti fuori un disco o qualsiasi altra cosa e viene trasmesso in contemporanea su tutte le radio, su tutte le divisioni europee, allora magari chiaramente un po’ di visibilità cambia e allora è chiaro che poi intervengono I big player a aiutarti.
Ma questo non succede praticamente mai.
Quello che invece succede è appunto il dj che magari ha anche del talento e ha bisogno di, non dico tanto di emergere, ma cominciare a farsi vedere a una platea che non sia quelle persone che già lo conoscono, ok?
Facciamo una cosa più banale. Io vendo scarpe, ho un negozio di scarpe, vado al bar, entro dentro, ordino un caffè.
C’è un signore accanto a me che viene e ordina un caffè.
Io mi giro e gli faccio “Salve, io sono Marco, vendo le scarpe, vuole comprare le mie scarpe?”
Questo, se è educato, si allontana, se non è educato, mi tira la tazzina. Giusto?
Nessuno si immaginerebbe mai di fare un’azione di questo genere nella vita reale, ma dato che la promozione oggi viene fatta prevalentemente attraverso sistemi online, ci si dimentica che dietro a un click, dietro a questa telecamera con cui io sto parlando con te ci sono comunque sempre DUE persone.
Dietro a quei commenti che stanno arrivando o quelli che arriveranno, le persone che guarderanno questa diretta o che vedranno la replica, non importa. L’importante è che stiamo parlando di persone.
Quindi, se io faccio il DJ, prima mi devo fare anche conoscere in questo senso qui, come persona, come persona.
Dici ma perché, e concludo, dovrei farmi conoscere come persona?
Perché devo creare delle connessioni, è il discorso del caffè di prima.
Devo creare delle connessioni perché se a me piace quel particolareDJ a cui io mi sono ispirato per fare il mio brano, per fare le mie esibizioni, sicuramente sarò più probabilmente seguito da un certo numero di persone che amano quello stile ad esempio e magari escludo tutto il resto.
Mentre invece si pensa che a più persone mi rivolgo e più facilmente potrò pomuovere le mie cose.
È vero l’esatto contrario, bisogna cercare di ridurre e ottimizzare il bersaglio.
Giuliano: Quindi la cosiddetta targettizzazione.
Marco: Infatti, niente di nuovo sotto il sole, ma è esattamente così.
Giuliano: Guarda, Volevo entrare su una cosa che è un po’ controversa, oppure che è la classica cosa che fa molto discutere nei post. Io ho un progetto musicale, per esempio, o artistico, vado a propormi in un locale e nel locale mi dicono quanta gente porti. E’ la classica, l’attacco post che crea scomiglio e indignazione. Ma è giustificata, secondo te, l’indignazione? Ovvero, è sempre giustificata l’indignazione? Nel senso, è così una risposta sbagliata, una richiesta sbagliata, quella che fa il gestore del locale?
Marco: Allora, è una domanda anche molto personale, quindi qui si va anche poi nella sfera proprio del caratteriale delle persone.
Se tu lo chiedessi a me, io come sai sono un musicista, sono stato musicista professionista, adesso lo faccio soltanto per passione verso la musica, però io come musicista vado esattamente controcorrente su questo tipo di cosa qua, perché io parto dal presupposto che se uno mi chiede questo, la mia musica non c’entra niente con la richiesta.
Quindi, se io voglio fare l’artista, allora io non devo mai accettare una cosa del genere, a costo di non andare mai a suonare.
Se invece io non mi interessa fare l’artista ma va bene tutto pur di mettermi in tasca 50 euro che ne so io o 100 euro o 20 centesimi, quello che è, allora quello attiene alla persona, però se uno si definisce artista, cioè non posso pensare che l’idraulico che mi viene a casa in un’ora guadagni quello che io guadagno in un pomeriggio. Non va bene.
Giuliano: Era una domanda volutamente provocatoria, nel senso che se vediamo, allora a parte che c’è sempre da distinguere esibizione da esibizione, quindi se ho un locale in cui voglio esclusivamente un target di un certo tipo di proposte artistiche, perché sono riuscito come gestore del locale a creare un circuito di persone che vogliono venire nel mio locale ascoltare bella musica o begli spettacoli, quindi non mi interessa il seguito personale dell’artista, ma mi interessa semplicemente di dare un prodotto di un certo tipo ai miei clienti che ho già. Poi ci sono altro tipo di intrattenimento puro che quello da piano bar, del tipo io ho un ristorante che faccio sempre comunque I miei cartier, quello dell’intrattenimento musicale è un optional in più che offro ai miei clienti, anche quello non mi interessa che gli artisti che vengono ad esibirsi mi portino prenotazioni o almeno non dovrebbe essere quello l’obiettivo. Dopodiché però se andiamo a pensare a livello più grande, diciamo, spesso il cachet è determinato proprio dal seguito che hanno gli artisti, anche a livelli grandissimi, ma anche a livelli non grandissimi, insomma, anche per dire tra le cover band, una cover band è brava e sa che muove.
Marco: Io non sono molto d’accordo su questa cosa perché vale lo stesso ragionamento di prima. Cioè, la definizione artista non deve essere mai una parola vuota, deve essere qualcosa piena di contenuti.
Si torna al discorso per cui io sono qua oggi, cioè se io ho fatto un’attività reale di marketing musicale, di promozione, di cura del mio prodotto finale, devo sapere anche a chi posso venderlo, ma devo sapere anche a chi non posso venderlo e a chi non posso promuoverlo.
Mentre invece, come ho detto all’inizio della nostra chiacchierata, spesso per promozione o per successo si intende il numero delle serate fatte.
Non è assolutamente così.
Ci sono artisti molto famosi che non hanno certamente fatto perno sul numero delle serate.
Anzi, esattamente il contrario.
Uno dice “ma io non sono l’artista famoso”.. ma il concetto non cambia assolutamente.
Una volta ridimensionato verso il basso, di là parliamo di milioni o centinaia di migliaia di ascoltatori o decine di migliaia, se qua parliamo invece di 50, 100 o 1000 persone, il discorso è valido alla stessa maniera.
Cioè io devo saperecose pratiche e devo decidere, non voglio andare a suonare più lontano di 200 km, a meno che non mi pagano in maniera adeguata, perché poi sono stanco morto, rendo peggio, eccetera, eccetera.
Se devo andare in un posto dove c’è un impianto già montato, ok, ma voglio sapere prima cos’è questo impianto, se è adatto alle mie caratteristiche di esibizione, eccetera eccetera. Non dicendo, “vabbè c’è l’impianto lì così non mi carico le casse”
Non è questa la cosa che va fatta, uno deve darsi un’identità molto precisa lavorare per avere quell’identità precisa.
Se il valore non te lo dai tu, non puoi mai aspettare che sia un altro che ti dice guarda secondo me Giuliano tu per il tuo servizio vali 500 euro, quando tu magari ne hai 800 di spese vive.
Quindi se tu non ti dai un valore, come può una persona che non è un artista, che non sa I sacrifici che hai fatto, che non sa cosa vuol dire indebitarsi per comprare lo strumento nuovo, eccetera, eccetera, se non te lo dai tu il valore gli altri non te lo daranno mai quindi bisogna comunque selezionare bisogna dire io faccio queste cose se non posso farne dieci ne farò cinque ma quelle cinque costituiscono un valore per le prossime
Perché il ragionamento che nessuno fa in questa follia della ricerca del numero delle serate è che poi, quando io sono andato a lavorare, facciamo conto che io chiedo 200 euro a sera, dico una cifra così, 200 euro a sera. Poi ci sono altri che si propongono e vanno a 100 euro.
Giuliano: No, no, ma aspetta, però non è quello il discorso. Nel senso che sono d’accordissimo con te, nel senso che anche oggi ho risposto a un socio che mi ha detto ma io posso andare a suonare a questa cifra? Io gli ho detto guarda quella cifra lì, tolta le spese a livello di tasse e contributi, equivale ad andare gratis. Quindi, se fossi io non andrei a prescindere o se ci andassi… E lui mi ha risposto guarda però sei locale in questo momento, ho detto no, non I locali, probabilmente quel locale lì, a quel punto o non ci vai oppure se ci vai non ti metti in regola tu e poi lo denunzi anche, perché così questi capiscono che il lavoro dell’artista è un lavoro alla pari degli altri lavori, quindi deve essere retribuito in maniera corretta.
Marco: Certo!
Giuliano: Però quello che intendevo dire io era, io sono andato, ripeto, volutamente a livello provocatorio, però partendo dal presupposto che il cachet di un artista deve essere comunque dignitoso, nel senso che deve essere quello che uno sente di valere, ovviamente poi è una legge di mercato il fatto che se oltre al fatto di avere un prodotto musicale buono hai anche potuto coltivare bene il tuo pubblico e quindi quando vai a suonare non puoi andare a suonare in un posto che tenga 100 persone perché tra I clienti che ci sono già abitualmente e quelli che ti seguono ne fai 200 per dire, a quel punto ovviamente il tuo cashè ha un valore ancora maggiore, quindi diventa il valore aggiunto su quello che puoi proporre. Dico bene?
Marco: Assolutamente sì, ma alla fine ci interrompiamo a vicenda semplicemente perché diciamo le stesse cose.
Io credo che questa sia una diretta che sia il trionfo della banalità, perché se andiamo a vedere un qualsiasi testo di marketing musicale o comunque qualsiasi riferimento che ci possa essere in giro, è quello che viene detto da tutte le parti.
ricordo che ho intervistato anche te proprio per il fattore della regolarizzazione eccetera eccetera con esibirsi ok?
E tutti i player importanti, organizzatori di eventi molto importanti, produttori eccetera, dicono esattamente la stessa cosa cioè il primo che deve lavorare sulla creazione del valore deve essere l’artista stesso, mentre invece l’artista si concentra sulla musica.
E’ quello che io dico sempre anche ai vari colleghi che trovo: il musicista ragiona da musicista, punto, fine, e lì si ferma.
Cioè quando ha fatto bene il brano o ha tirato fuori qualcosa che gli piace, è convinto che il resto sia tutto di conseguenza sia tutto dovuto.
Così come come c’è gente che spende tutti I soldi in studio di registrazione o strumentazioni e poi non spende in promozione, in marketing musicale, in personal branding, eccetera, eccetera.
Basta girarsi intorno per capire che la qualità della musica, non dico sempre, ma spesso non è fatta dalla effettiva qualità musicale.
Ci sono oggi delle belle realtà nuove che vengono fuori, o comunque molto interessanti, c’è un background a livello musicale in Italia estremamente interessante, di musicisti molto preparati, che hanno veramente delle qualità, però spesso rimangono confinati in ambienti molto chiusi, molto ristretti.
Oggi il mercato è fatto da questa roba che stiamo facendo io e te, ci troviamo a distanza, parliamo a distanza, poi va sui social, quello commenta, quell’altro dice d’accordo, quello non è d’accordo, eccetera.
Bisogna resettare e ripartire, ma avendo una strategia.
Il marketing musicale è solo esclusivamente strategia e vorrei chiarire, è una strategia che non garantisce risultati, è una strategia che permette di evitare di far danni, perché non fare una serata non è un danno, ok?
Perché una serata non fai una, fai due, fai tre, cambia poco.
I danni li fai se ti vai esibire a duecento euro poi arriva Giuliano Biasin che si propone e dice venga a suonare io come suona Marco Forconi però tanto lui deve fare la fattura perché con esibirsi eccetera eccetera io ti faccio tutto baobao miscio miscio, ok? E poi magari si sa che viene fuori un paciugo di quelli enormi.
Manca una cultura di gestione del marketing, a volte manca la cultura musicale dalla parte del musicista, altre quella da parte del gestore…e altre volte ancora mancno tutte.
Sono binari paralleli che non si parlano, che colloquiano solo per pochi minuti per una transazione veloce e quindi l’uno non conosce mai l’altro, non c’è mai collaborazione fra chi fa l’evento e chi lo promuove ad esempio quasi mai, cioè la promozione è così, cioè è fatta così, come capita?
Cioè nel senso io non so, ma lui fa questa cosa, beh sì hanno messo fuori il manifesto eccetera eccetera, ma il manifesto ce l’avevo già fatto io e allora quello vede il nome, ma il nome è messo diverso con colori diversi, il logo non è quello ufficiale o è stato papocchiato con un programmino di grafica e quindi non si riconosce nemmeno più chi è l’artista.
Qui potremmo andare avanti a parlare mesi.
Il problema è sempre il solito, però, voglio dire, a costo di diventare totalmente impopolare la prima volta che faccio una diretta con te, molta responsabilità ce l’hanno proprio i musicisti, perché non lavorano su se stessi.
Non dico che devono fare la meditazione zen, ma un lavoro molto più ampio che vada oltre alla musica, oltre allo studio e che li permetta poi di lavorare in quella macchina infernale che si chiama marketing.
Giuliano: Allora, intanto dico a Federico e a Mario che la diretta poi resterà registrata e potrete vederla sulla pagina Facebook della cooperativa e sul gruppo della cooperativa. Tia chiedeva se si manda più tardi, sicuramente sì, riprendendo l’argomento volevo dirti sì, io conosco artisti sia nell’ambito della discoteca, quindi DJ, sia nell’ambito della musica dal vivo, quindi band o artisti, che sono riusciti a fare un certo, un discreto successo proprio partendo dalla selezione dei locali dove andare ad esibirsi. Primo non andando a esibirsi in tutti I locali della stessa via, perché anche quello è una cosa che tante hanno sbagliato e tante band, anche brave, si sono bruciate subito perché suonavano settimanalmente negli stessi locali nel giro di pochi chilometri, e selezionando I locali più carini, cioè quelli che effettivamente non ti dicono vai, vienimi per 50 euro in nero e via, cioè quelli di un certo tipo. Per arrivare lì, come dici giustamente tu, c’è un percorso di strategia, di comunicazione e di produzione di se stessi. L’esempio che va a sottolineare quello che dici che spesso gli artisti sono I primi responsabili, ti faccio proprio l’esempio pratico. A livello di cooperativa noi abbiamo la scheda artista che fa parte del cerco artisti che è un piccolo motore di ricerca interno che è il catalogo degli artisti della cooperativa. Di queste schede artista la compilazione l’ho fatta io per il 99% delle schede perché nessun artista se la compilava e c’è da mettere due foto, un link di un video e quattro righe di decisione. Nonostante il sistema funzioni, perché comunque qualche mail di richiesta di preventivo piuttosto che di ingaggio, cioè se il 100% degli artisti avesse completato e aggiornato la propria scheda probabilmente funzionerebbe 10 volte tanto e 10 volte meglio. Facendo quel lavoro di completare le schede degli artisti, sono andato a cercarmi le informazioni sui social degli artisti e ho potuto verificare coi miei occhi che il 99 per cento, un 80 per cento aveva la pagina facebook compilata male, tipo una foto.
Marco: Quando ce l’hanno! Perché spesso sono profili usati come pagina.
Giuliano: Dove non sai che genere fanno, non sai dove suonano, non vengono promosse le loro date, manca completamente tutto. Se c’è una promozione ci sono quattro foglie di promozioni, scusa, una presentazione, ci sono quattro presentazioni che ti dicono anche se hanno suonato il flauto o le medie. Cioè, cose, mancano proprio le basi sulla promozione e Come dicevi giustamente tu, in qualunque tipo di professione non dipendente, perché di fatto l’artista è un, anche se dipendente di una cooperativa, resta comunque un libro professionista perché è lui che deve promuovere la propria immagine e il proprio prodotto artistico, deve capire appunto che mantenendo alto il livello della qualità del proprio prodotto, perché quella è comunque una cosa fondamentale, devi dedicare un tot di ore al giorno nella promozione del tuo prodotto e nella promozione di te stesso. L’errore più comune che avrai di fare?
Marco: L’errore più comune è quello che ho detto all’inizio, cioè che si salta dalla preparazione del prodotto all’uscita.
E questo vale sia un prodotto originale, cioè un brano inedito, di qualsiasi genere, non è che ci sia differenza sui generi.
Grande lavorazione, grande studio, e poi viene lanciato quasi aspettandosi che il mondo sia lì ad aspettare il tuo nuovo brano… bello o brutto che sia, questo cambia poco, sinceramente.
L’altra follia che vedo adesso, ultimamente dilagare in maniera molto forte è quello di seguire i fans, perché chiaramente quando non c’è una strategia di marketing si tende a seguire tutte le cose che vedi scritte in rete, no?
Quella che va sicuramente più di moda da un po’ di tempo a questa parte sono il discorso Spotify, le liste, questo, quell’altro, eccetera.
Ma allora Spotify non serve? Certo che serve, ma come servono tante altre cose.
Nel senso, se io ho una canzone che riesce a avere degli ascolti su Spotify, ma poi quando mi vanno a vedere come artista, trovano una paginetta con scritto mi chiamo Mario, questo è il telefono, chiamami, difficilmente ti prenderanno sul serio.
E questo è il vero problema, non si riesce a vedere la cosa come un contenitore in cui la musica è importante, ma non è tutto, è una parte delle cose che vanno utilizzate.
Giuliano: Spieghiamo una volta per tutte l’importanza di avere un video nei propri social.
Marco: avere un video sicuramente è di notevole importanza, ma mi ripeto, è di notevole importanza nel momento stesso in cui ho un contenitore adatto a ricevere gli eventuali proventi di questo video, perché se no torniamo al discorso di Spotify.
Ho una canzone, la metto su Spotify e ottengo una valanga di ascolti, ma se io non so chi sono gli ascolti, non so perché ci sono arrivati, non so come ci sono arrivati, non so come utilizzare questi ascolti, non so come convogliarli in un funnel o comunque in un qualcosa che poi mi possa portare avanti questa gente che ha dimostrato un interesse verso di me.
Spesso, purtroppo, il musicista fa le cose per compiacersi, fa le cose per dire «Ah, guarda che bella canzone che ho fatto!»
Poi lo fa sentire amici e parenti, gli dicono «Ah, ma come sei bravo!»
E quindi Quando arriva l’ascoltatore esterno che non lo conosce perché non ha fatto personal branding, l’ascolta gli fa, “sì, vabbè, nulla di che”.
Allora quello è cattivo, è invidioso, non capisce nulla.
No, in realtà ha detto veramente quello che pensava di una persona che non conosce e che non gli ha dato quello che voleva.
Se a lui piace il gelato al cioccolato , ma tu fai esclusivamente gelato limone e fragola… non MI interessi, anche se il tuo gelato è il più buono del mondo.
Questo è il punto, si torna sempre lì, profilazione, target, sapere a chi mi devo rivolgere e creare la mia fanbase fra quelle persone lì, fra quelle persone lì.
La gente non si rende conto che avere 100-200 fan veri ha molto più valore, e attivi soprattutto, perché questa è la cosa più importante, ha molto più valore di avere una fanpage con 10.000 contatti e quando metti fuori una canzone c’hai due like, di cui uno è il tuo e l’altro è uno dei componenti della band o tua zia.
Quindi ecco, questo che non si vuole capire è molto più facile di dire, ma sono loro che non capiscono la mia musica, non sempre così.
Non ti ho risposto al discorso del video.
Il video sicuramente è importante perché oggi prima ancora che sulla base di riferimento, fan, potenziali o acquisiti, è importante per gli addetti ai lavori, perché gli addetti ai lavori oggi riceve, quindi parlo di agenzie, parlo di produttori, parlo di editori, eccetera.
È chiaro che questa gente non ha assolutamente tempo e nemmeno la voglia di mettersi lì a spulciare paginate di roba in cui dici che hai suonato il flauto alla cena di tua cugina due anni fa.
Contento per tua cugina, magli altri dicono “ecchissenefrega”!
Ecco, voglio dire, mentre invece il video in pochi secondi riesce a darti un flash importante.
Anche lì, spesso vengono fatti video in cui la gente si impegna anche finanziariamente e vengono fatti dei video che hanno niente a che vedere con il messaggio che deve passare, non hanno niente a che vedere con l’artista e sono sbagliati proprio nel concetto.
Allora, io vedo spesso e volentieri gruppi pop, rock o compagnia cantante che fanno introduzioni di 20-30 secondi.
Cioè, prima che inizi a cantare il cantante c’è 20-30 secondi.
Allora io se voglio capire se mi piace quel cantante ho bisogno che tu incominci a cantare.
Il livello medio di attenzione è fra 4 e 7 secondi, quindi se io dopo 20 secondi, vedo ancora l’artita che cammina sulla riva del mare con lo squardo da gattino bagnato e triste, passo!
Giuliano: E questo rispetto a chi vuole promuovere il proprio prodotto musicale, cioè I propri brani. Dopodiché ci sono anche I video live che devono essere anche in questo caso fatti in maniera buona. Io cito sempre un esempio perché davo una mano a un amico che aveva un localino e mi girava a me quello che gli veniva proposto da band. E una volta arrivato un video, ancora non andava molto Instagram, quindi era comunque in verticale, di questa copia che faceva chitarra acutica e voce, con praticamente ripresa da distante, dove vedevi loro due, testa passa, piena timidezza, cantare una canzone tristissima, non male, però tristissima la canzone, con un bambino in un angolino che giocava per I cavoli suoi dando le spalle a loro che suonavano. Ecco, quello è un video, ragazzi, che non potete mandare a un locale per proporvi perché il locale è una cosa inascoltabile, cioè inguardabile più che inascoltabile. Quindi anche nel caso di video live, ragazzi, farli in un certo modo, insomma, anche furbi.
Marco: non fate video verticali!
il video deve essere sempre orizzontale poi fate un crop sucosa vi pare ma fate video orizzontali.
Seconda cosa, evitiamo di riprendere tutto, perchè equivale a non riprendere nulla.
In una ripresa video può essere fatta, sì, ok, una visione d’insieme, ma poi bisogna andare un pochino sul dettaglio. Questo non vuol dire che mi appiccico il telefonino alle corde della chitarra, però diciamo che magari prendo un mezzo palco o qualcosa del genere.
Terzo consiglio, non è che I video devono essere fatti tutti esattamente davanti, centrati in mezzo al palco, cercate degli angolazioni.
Quarto consiglio, quando andate a fare questo video sicuramente non siete soli perché o siete andati lì insieme alla band o siete amici della band o varie situazioni, ci sono altre persone che hanno i telefoni, quindi è molto facile fare un multicam con il telefono.
Voi fate una ripresa, altri due degli amici fanno una ripresa centrale, una ripresa dall’altro lato, poi con un programma di montaggio video assemblate 90 secondi del meglio che avete ripreso ed avrete una videoclip che sembra una cosa “professionale” anche se fatta semplicemente con dei telefonini.
L’ultima nota sul video, non mettete l’audio registrato dal telefonino, perché se voi fate musica, e siete dei cantanti, siete degli artisti che suonate e cantate, io devo sentire la vostra musica e devo sentire la vostra voce.
Se in mezzo alla vostra musica c’è il rumore della sala, il famoso bambino che urla e che salta, il cameriere che chiede alla signora cosa le porto signora o cose del genere.
È una cosa drammaticamente triste veramente e anche avvilente per quanto riguarda l’artista stesso.
Se non avete la possibilità di registrare dal mixer, che comunque oggi è una cosa banalissima da fare, basta un cavetto, lo attaccate su un telefonino dall’uscita tape, cioè bisogna avere un mixer particolare, qualsiasi mixer ce l’ha, e vi registrate l’audio, poi lo montate separatamente.
Tutti I videomaker fanno così, nessuno registra in diretta, prendono l’audio e poi lo sincronizzano.
Allora avete fatto un video di qualità e avete fatto un video che comunque vi rappresenta in qualche modo. Se non riuscite a registrare l’audio, piuttosto registratelo in sala prove e lo mettete insieme all’audio.
Se la canzone è fatta nello stesso modo, più o meno torna.
E poi comunque non vi fissate troppo con I playback perché, come mi hanno detto persone molto più esperte di me, anche il playback nell’audio, playback intendo il sincrono, scusate, audio, ha una valenza del tutto relativa, possono essere anche spot, video messi così con la vostra musica che corre sotto.
Giuliano: Per chiudere la questione video e tornare al discorso di fare un po’ un mea culpa come artisti spesso sulla questione della promozione, quando ho fatto un articolo rispetto proprio all’importanza di avere un video da poter utilizzare poi nei social eccetera, un artista mi ha risposto se uno vuole avermi nel suo locale deve venirmi a sentire dal vivo. Questa l’ho messa tra I miei pro memoria di cosa non, delle cose più sbagliate da dire perché non è che il locale chiude perché deve venire a sentire. Vabbè, detto questo, scusate.
Marco: È la negazione del marketing. È la negazione del marketing, tutto lì. Allora… Un musicista che da lui è un musicista e basta.
Giuliano: Una band, perché funzioni, dovrebbe essere gestita come una piccola azienda familiare, oppure, come abbiamo detto insieme, citando degli amici, con compiti, chiari obiettivi comuni. Uno dei problemi è quando hai a che fare con artisti puristi, come ogni azienda, spesso servirebbe l’assistente sociale.
In un gruppo di 5 elementi, come suddividi I compiti? Ovviamente in base alle predisposizioni di ognuno, perché se uno è negato a fare qualunque cosa vabbè
Marco: allora secondo me bisogna essere molto assolutamente onesti con se stessi cioè guardarsi in faccia e a mettere I propri limiti e evidenziare le proprie qualità e non sto parlando dal punto di vista musicale.
Soltanto dopo si capisce quali sono I punti di forza che potremmo eventualmente utilizzare e che quindi chi avrà quel compito e lo porterà avanti, però, e questo è una cosa che io penso di poter dire con una buona precisione, raramente tutte le competenze che oggi servono a una band, un artista eccetera eccetera sono all’interno della band.
Non è quasi mai possibile, perché è un mondo talmente complesso, variegato e costantemente in variazione, in mutazione, che c’è bisogno di figure specifiche.
Ora, è chiaro che se io ho dentro uno che è bravissimo con Photoshop, è chiaro che non vada a cercarmi un grafico, perché magari sarà lui che mi genera tutte le locandine allo studio del logo, allo studio delle scritte, allo studio delle cose.
Se uno è molto bravo con il copy, I post cercherà di farli lui ottimizzando, idem quello che fa bene le fotografie, eccetera eccetera eccetera.
Però poi c’è bisogno sempre generalmente di una figura che fa da collegamento generale perché poi tutte queste è un po’ come una squadra di calcio no?
Cioè le squadre di calcio professionisti che sono tutti professionisti molto bravi a giocare a pallone, ma non si è mai sentito dire una squadra di calcio che gioca senza l’allenatore.
Cosa fa l’allenatore? Utilizza le singole qualità del singolo giocatore e le mette insieme in una strategia che permette alla squadra di vincere.
Questo è esattamente quello che deve fare una band, vedere cosa ha all’interno, utilizzare cosa ha all’interno, non sopravvalutarsi, sia in termini di qualità effettiva, perché bisogna anche un po’ confrontarsi con il mondo esterno, perché c’è gente che dice io uso photoshop, poi vedo come usano photoshop e lo potrebbero fare la stessa cosa con word, ecco è una cosa un po’ diversa.
Quando si parla appunto della famosa promozione, 8 volte su 10 ti devi rivolgere ad un professionista, perché evitare errori, frustrazioni, delusioni e buttare via tanti tanti soldi per niente.
Giuliano: Adesso è difficile dirla così, però se tu dovessi dire a un gruppo che ti chiede cosa può fare da oggi per darsi una sistemata a livello proprio basico. Nel senso, non so, le prime quattro cinque cose che deve fare, che sono tutti gli errori più comuni sia nella gestione dei social, sia nel modo di porsi, nel modo di… A livello una strategia…
Marco: Allora in realtà è possibile, anzi ti dirò di più, io credo che sia fondamentale fare questa cosa che tu hai appena detto.
C’è una tecnica specifica che si usa nella consulenza aziendale e si chaima SMART, molto efficace quantos emplcie da applicare.
Allora, la prima cosa è fare una bella checklist su carta, dimenticarsi per un attimo cellulari e computers, e cominciare a buttare giù con estrema onestà i punti di forza e di debolezza di quella band.
Poi, quando è stilata una checklist, prima ancora da vedere quello che non funziona, si prende quello che funziona e si chiede un’opinione a più gente possibile (che non sia la fidanzata,la moglie, il fratello, la mamma o la zia, perché potremmo trovarci delle sorprese, ok?)
E udite udite, NON chiedetelo ad un altro musicista!
Perché generalmente il musicista che chiede un consiglio ad un altro musicista si trova a confrontarsi con lo stesso abito mentale e quindi non troverete una soluzione.
È molto meglio parlare con il barista, con la persona di diversa età dalla vostra, etc..
Cioè, mettetevi in gioco senza dover rischiare, tanto non c’è da fare la serata, quindi qualsiasi cosa che vi dicono rimane tra voi e cominciate a avere dei dati su cui incominciare a lavorare.
In base a quei dati, il secondo step è quello di dire, ok, cosa abbiamo di fatto bene e cosa invece no.
Come lo si fa? Tu parlavi prima di pagine social o compagnia cantante.
Quelli che dicono ma io ho la pagina Facebook, il sito non mi serve.
È una bestialità di una dimensione totale.
Il sito ci vuole, lo dovete avere tutti, però la differenza è che il sito non deve essere un qualcosa che racconta la vostra storia da A alla Z, deve essere una semplice pagina che vi rappresenta con un dominio di riferimento che vi fa apparire più professionali, dovete avere una mail professionale intesa legata al dominio e se vi chiamate la più bella band punto it la mail sarà info chiocciola la più bella non Giacomo e Mattia Chiocciola gmail punto it perché sono I figli di Pietro che è il tastierista della… No, non ci siamo.
Se il professionista che vi deve promuovere vede una cosa del genere, gli passa la volgia prima di iniziare.
Una pagina molto semplice con poche foto e informazioni utili, una specie di biglietto da visita solamente appiccicato sul web.
Poi è chiaro che la promozione, le cose, non lo fate lì, lo farete sui social.
Decidete quali social vi servono, perché anche se sono gratis, non dovete usarli tutti!
Non è detto che la tua musica sia adatta a quel social network. Se io mi riferisco a un pubblico di un’età adulta e superiore, forse Instagram non ha un grande valore, ancor meno ce l’ha TikTok, ok?
Men che mai mi serve andare su Twitter.
E queste sono le cose iniziali.
Quando avete questi dati in mano, avrete riempito una serie di fogli come questo che vi diranno intanto cosa fare.
Come vedete io non ho parlato minimamente di brani, musica, prove, strumentazione etc… perché siamo ancora nella fase che precede questo.
Io parto dal presupposto che tu sia un musicista bravo, che tu sappia fare il tuo lavoro, che tu abbia una bella voce, che tu sia un virtuoso dello strumento che suoni e che insieme facciate belle cose. Se questo non c’è di base, allora stiamo parlando del nulla.
Giuliano: Allora andiamo a vedere qui abbiamo un altro… Secondo me è situazione del social… Sento che… Domande lunghissime. Deve essere fatta in maniera contemporanea. Gli artisti non possono promuoversi come andava di moda online dieci anni fa con slide di foto o cose del genere, ma con le strategie di oggi. Instagram stories, swipe up, pre-sale, tutto ciò che si usa oggi. Usando le tecniche vecchie si dimostra solo di essere un po’ professionale e a quel punto forse non conviene nemmeno promuoversi online. Idem anche per I siti fatti in HTML con le gif animate, Che quelle ci sono ancora in agguato.
Marco: Allora, quello che ha detto Francesco, mi pare,
Giuliano: Federico.
Marco: Allora, quello che ha detto Federico è giusto, però come sempre succede quando si parla di promozione e marketing musicale non esiste un dogma, cioè come io non posso dire a nessuno cosa deve fare in senso generale, la cosa che dice lui è valida solo in alcuni casi, cioè ci sono altri casi in cui un certo tipo di promozione diversa da quella che dice lui è molto più efficace.
Il discorso in maniera contemporanea dipende dal pubblico che hai.
I social si possono usare in cento modi diversi, io sono nella comunicazione da più di vent’anni, sono un editore di una testata giornalistica, però non sono certamente un genio di Instagram o di cosa del genere, però so esattamente come funzionano, quindi posso dire a altre persone come usare questo tipo di strumenti perché conosco i dati di insieme e ho uan visione da “addetto ai lavori”.
Si torna sempre lì. Per sapere cosa devo fare e quali mezzi e strumenti utilizzare, devo prima definire quella che ha una strategia. Se non ho quella, è tutto un tentativo, è tutto un “provo e poi vedo cosa succede”.
Giuliano: Se uno scrive delle proprie idee si inimica gente che la pensa diversamente, spesso in maniera anche dura. E se uno non può postare foto di bichini succinti, perché come nel mio caso sono maschio, ho foto di gattini, quindi come gestire I contenuti del proprio, nel senso del personal, I contenuti dei propri social?
Marco: Allora, va sempre tutto visto in maniera singolare e non generale o generalista.
Lui dice “io non posso mettere gattini”, ma fare personal branding non significa mettere I gattini.
Cioè, Se I gattini non appartengono a te stesso, non li pubblichi.
Se sei un uom, non ti fai foto in bikini.
Fare personal branding vuol dire parlare di ciò che si sa fare, ad esempio parlare di se stessi in maniera leggermente diversa da quella prettamente artistica.
Cioè, se io ho una passione per il marketing, non a caso ho aperto proprio un canale proprio dedicato al marketing musicale, quella è una cosa che faccio personal branding.
Io sono qui oggi da te non come consulente di marketing aziendale, ma come consulente di marketing musicale.
Questo è accaduto perché il mio personal branding ha portato a questo.
Quindi non c’è bisogno di essere ridicoli, perché spesso si pensa che il sensazionalismo sia il personal branding.
No, non c’entra niente.
Il personal branding è dire quali sono le mie passioni personali. Mi piace andare in bicicletta, mi piace la pizza ai quattro formaggi, mi piace semplicemente uscire con gli amici e andare a vedere un certo tipo di film anziché un certo tipo di altro, mi piace ascoltare questo tipo di musica, che non è la mia musica, ma ascolto altri tipi di musica perché mi aiuta a concentrarmi, a rilassarmi, ad avere spunti per fare un nuovo brano.
Sui social o ci stai o non ci stai.
Non è che ci puoi stare solo per sentirti dire quanto sei bravo.
Ci sono persone che hanno fatto la loro fortuna, scusatemi il termine, a farsi mandare a quel paese sui social.
Ci sono personaggi tutt’oggi che attirano come strategia gli haters proprio perché è il miglior modo per far parlare di sé.
Questo non è che lo consiglio, ovviamente, a meno che tu non sia un personaggio di quel genere, ma personal branding si può fare veramente senza inventarsi niente, cioè dovete essere più, non dico nemmeno trasparenti, più naturali possibili.
Cioè, quando siete fuori e andate a prendervi il caffè, siete una persona normale.
Non è che a ogni persona che passa dice, guarda, io sono il chitarrista dei PincoPallino… è il discorso del caffè che facevo prima.
Giuliano: Tra l’altro, per esempio, l’artista che attraverso I propri social si racconta.
Quindi, per esempio, dice ieri sono andato a sentire Marco Forconi col suo gruppo, mi è piaciuto molto, oppure bella quella cosa lì in particolare, oppure anche, guarda, quella cosa lì pensavo meglio, però nel complesso, da un’opinione va a portarsi anche una collaborazione in diretta, poi dipende dal livello del gruppo che si è andata a sentire, insomma se l’artista è di pari livello magari ti risponde e inizia a entrare anche una sorta di dialogo e collaborazione.
E’ uno scambio di visibilità e a te ricomunque sicuramente anche la visualizzazione o comunque l’attenzione dei fan di quell’artista che sei andato a vedere potresti. Quindi anche lì raccontare la tua quotidianità nell’ambito della tua attività artistica è comunque una forma di branding, per far capire chi sei.
Marco: Assolutamente sì, anche perché ad esempio in caso di tribute cover band, ma soprattutto tribute in questo caso, il rischio di scimmiottare è molto alto, quindi bisogna avere la giusta attenzione e morbidezza anche nei toni, nel modo di esprimersi, di parlare e di interagire con le persone.
Torno a ripetere, non c’è una formula magica che si applica a 360 gradi, bisogna partire sempre da noi stessi come persone, se sono un artista singolo devo partire da me, se siamo una band partiremo dalla band : io so fare questo, tu non sai fare quell’altro e si va avanti Poi si entra nel mondo della comunicazione e come ho detto, se uno è capace a fare comunicazione, bene, se uno non è capace a fare comunicazione bisogna che si appoggi a qualcuno perché non è così facile come a prima vista possa apparire.
Tutti siccome hanno il telefonino in mano e pensano che interagire anche molto velocemente sia una strategia vincente.
Spesso è una strategia deleteria e bisogna pensare, programmare e pensare molto prima di andare a scrivere su un social, perché quello che vado a scrivere avrà conseguenze che nel 99% dei casi non saranno più sotto il mio diretto controllo, anche se cancello il post.
Quindi bisogna stare molto, ma molto attenti.
Io pochi mesi fa ho fatto un post dicendo una cosa che non era nemmeno mia, ho pubblicato, ho semplicemente recitato in due minuti e mezzo un articolo di Marco Cattaneo, Direttore del National Geographic.
Ho preso il suo articolo, l’ho semplicemente dettato a un microfono e ci ho fatto un mini video e l’ho messo sul mio profilo, che non seguo perché uso i social solo per gestire le aziende perle quali lavoro.
Quindi ho un profilo assolutamente da sfigato, con circa 400 siddetti amici, cose del genere.
Bene, quel post ha fatto oltre due milioni di visualizzazioni, oltre 12.500 mi piace, 2.500 commenti e 76.000 condivisioni
(ndr: link al post https://tinyurl.com/4dv6vsb7)
Allora sono più bravo degli altri.
Cero che no! Ma sapevo che avrebbe creato un picco, e l’ho usato per fare personal branding, non per “vendere” qualcosa!
Giuliano: Ovviamente ci saranno anche tanti non mi piace, tanti che ah ma te ma qua gente che mi ha accusato questo per scienziato, ho visto che te non sei uno scienziato. Cioè il mondo dei social è questo, quindi se non vogliamo essere attaccati sui social l’unica possibilità è non esserci. Perché dato qualcuno che ti accusa ci sarà sempre.
Marco: soprattutto nelle risposte ai commenti cattivi, contate fino a duecento perché prima di rispondere.
è sempre bene poi rispondere in maniera educata per quanto cattivo sia il commento e quindi non scendere al livello della dell’attacco reciproco della discussione online perché quella proprio porta una pubblicità negativa a prescindere anche a te.
Giuliano: Bene. Sì, esattamente così.
Marco, siamo arrivati all’ora di diretta, come segna il mio orologio a pendolo, e non vedo altre domande. Se ci sono domande, C’è qualcun altro che ha delle domande? Comunque sicuramente, te lo dico così in diretta, ci torneremo anche a vedere per un’altra cacchierata sul tema.
Continuiamo di essere analitici perché questi sono argomenti che quando si comincia a parlarne non troviamo la fine perché veramente ogni singola cosa che abbiamo detto potremmo stare veramente delle giornate a a dettagliare e a andare sempre nei sotto argomenti e capisco che anche uno che ascolta dice ok dimmi cosa devo fare. Purtroppo non è che si può dire in quattro parole cosa devi fare, uno bisogna che ci parli e gli dica di vedere un po’ cosa deve fare.
Una Domanda complicatissima.. una agenzia di marketing da consigliare. La tua?
Marco: No no no, no no, altrimenti diventa conflitto di interesse.
Giuliano: Hai detto una cosa importantissima rispetto ad esempio alle agenzie dei cosiddetti uffici stampa. Credo valga lo stesso discorso anche sulle agenzie di marketing.
Marco: Una vecchia canzone diceva ” è un mondo difficile, felicità momenti, futuro incerto”, ma quello era un’altra cosa.
No, vabbè, battute a parte, l’agenzia di marketing…
Vedi, anche qui la domanda, probabilmente, del nostro amico musicista è dettata da una non piena consapevolezza di cosa vuol dire rivolgersi ad un’agenzia marketing, perché probabilmente come succede alle aziende, figuriamoci se non succede agli amici musicisti, non si sa neanche cosa sia poi effettivamente un’agenzia marketing.
E grazie a questa definizione che è estremamente ampia, è un po’ come dire, cosa è una macchina: un veicolo con quattro ruote?
Il problema è che con questo fumo dietro intorno a questa definizione sono fiorite sul web migliaia di pseudo agenzie e pseudo uffici stampa, che ora ti chiarisco il concetto che è una cosa secondo me molto importante.
Ora, si parte sempre da quella che è l’esigenza di base, perché l’agenzia di marketing, ammesso che esista, che va bene per Marco, non va bene per Giuliano, ok?
Perché magari abbiamo due modi di suonare diversi, due tipi di band diverse, o io sono un artista singolo, tu sei una band, eccetera.
Quindi chi fa bene per uno uno, generalmente non fa alò caso dell’altro.
Ma ci sono delle regole di base che sono uguali per tutti, partendo da un chiarimento sul discorso dell’ufficio stampa, che secondo me è molto importante.
C’è una grande confusione dietro alla definizione di ufficio stampa.
Io qui posso parlare con cognizione di causa perché sono editore di una testata giornalistica, ovvero una Redazione con giornalisti veri .
Non ci occupiamo di musica, ma i meccanismi sono esattamente gli stessi.
Allora, iniziamo charendo che uufficio stampa “vero” costa molto e quindi sono pochissime le realtà musicali che possono permetterselo,Ok?
Ma soprattutto l’ufficio stampa non è una cosa che assumi quando lanci il nuovo disco o l’inedito, l’ufficio stampa lavora con te prima che l’inedito sia preparato, durante la fase di preparazione, il prelancio, il lancio e soprattutto nel post lancio per poi agganciarsi sul discorso di promozione.
Parliamo di un lavoro che va avanti nel tempo, con dei costi importanti.
Però se andiamo in giro su internet troviamo una miriade di siti web che offrono il “servizio di ufficio stampa” che a 200 euro mandrenano email a televisioni, radio, giornali etc..
Un consiglio che veramente posso dare a tutti i tuoi associati, ma non solo: Non usate MAI questi servizi!
Questi non sono uffici stampa ,ma gente che “usa” questa dicitura per prelevarvi dei soldi.
Voi li pagate, loro prendono un comunicato stampa che spesso nemmeno è fatto da loro, e semplicemente inviano una mail ad una mailing list che “soltanto loro hanno a disposizione”.
Ora…il tasso di apertura medio di una cold mail oggi, si attesta attorno allo 0,3%, ok?
Quindi mettiamo che loro hanno una mailing list di mille giornalisti, va già bene se la mail arriva a una ventina, sto anche parecchio largo, ok?
Ma attenzione, il fatto che arrivi non vuol dire che viene pubblicato.
Cioè, il fatto che io mandi un comunicato stampa ad un giornalista, innanzitutto bisogna vedere se questo giornalista è specializzato nella cosa in cui li piace.
Se questo non vi conosce è molto più probabile che vi segnali come spammer e vi vedranno come il fumo negli occhi perché dal giorno dopo sarete visti come quelli che spammano da tutte le parti.
Il comunicato stampa serve se siete già famosi.
Se non lo siete il comunicato di stampa serve veramente molto, ma molto, ma molto a poco.
Salvo come parlavano un’altra volta I comunicati stampa agli agli giornali locali perché quelli sono gli unici probabilmente che possono essere interessati a far uscire la notizia.
Io ho infatti specificato che sto parlando diservizi online, cioè diverso è se tu fai un’azione mirata e selezioni sette, otto giornalisti, le redazioni, prendi il telefono in mano, chiami la redazione e dici
“buongiorno , è il sig.Giuliano Biasin del giornale XY? Salve, io sono Marco Forconi, vorrei mandarle un comunicato su questo argomento, posso inviarglielo?”
Giuliano Biasin risponderà dicendo “no, perché non mi occupo di musica”, oppure mi dice “mandamelo vediamo un attimo”, oppure dice “mandalo al mio collega Mario rossi”
Intanto io mando una mail all’attenzione di Giuliano Biasin presso esibirsi, probabilmente Giuliano Biasin la apre, la guarda, poi dice non me ne può offregarne meno, non la pubblico, oppure ne pubblica un pezzetto, oppure se la lascia lì e il giorno che c’ha un buco la infila in una in una pubblicazione successiva.
Ma è una cosa completamente diversa da affidarsi a un FALSO “ufficio stampa” che prende soldi per fare un qualche cosa che non serve a niente e che potenzialmente può danneggiarvi.
Giuliano: qualcuno ha sritto in chat “In un’ora ho capito tutti gli errori che ho fatto negli ultimi anni. Spero ci saranno nuovi incontri, magari meno generici”
questa è, come dicevamo, è stata una chiacchierata generica, volutamente anche, nel senso che abbiamo toccato un argomento che viene proprio trascurato, come abbiamo detto all’inizio, spesso e volentieri dagli artisti. Vediamo se Marco ci dà la disponibilità come come esperto insomma di fare anche qualche altra cacchierata magari più mirata. Su singoli argomenti magari, su singoli argomenti è più facile.
Grazie Marco, grazie a chi ci ha seguito, grazie a chi ci seguirà poi per il momento magari questa diretta e noi ci sentiamo presto.
Marco: Ci sentiamo presto. Buon lavoro a tutti. Ciao. Ciao a tutti!




